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Salutiamo la relazione

Ieri a Roma il Governo uscente ha reso pubblica la relazione sullo stato di salute 2011 del paese, inteso in senso sanitario, e naturalmente molte parti di tale ciclopico documento, scaricabile dal sito del ministero, erano centrate sul diabete tipo 2, e non poteva essere altrimenti data la natura dilagante del fenomeno patologico che, stando alle stime dell’OMS – Organizzazione mondiale della Sanità, tra qualche decennio metterà in ginocchio il sistema sanitario mondiale ma anche le economie del pianeta. Mentre per quanto riguarda il diabete di tipo 1 non vi è stata alcuna menzione, ma d’altronde la suddetta relazione aveva un taglio sociale e strutturale, di spesa, mentre poche parti riguardavano l’impegno della finanza pubblica sul versante della ricerca e innovazione. Comunque un tema è stato ripreso più volte e interessa di fatto anche noi diabetici giovanili e le famiglie di bimbi, ragazzi con il diabete: l’educazione sanitaria verso la patologia come elemento comprimario, almeno in teoria perché poi la pratica deve essere applicata veramente sul territorio, e già questo sarebbe un bel passo in avanti, credo.

Français : Batiment de l'Institut national de ...

I dati Istat 2011 indicano che la prevalenza del diabete mellito in Italia e? in regolare aumento nell’ultimo decennio. Risulta, infatti, diabetico il 4,9% della popolazione (5,0% nelle donne, 4,7% negli uomini), pari a cir- ca 3 milioni di persone. La prevalenza del diabete aumenta con l’eta? fino al 19,8% nelle persone con eta? uguale o superiore ai 75 anni. Nelle fasce d’eta? tra 35 e 64 anni la prevalenza e? maggiore fra gli uomini, men- tre oltre i 65 anni e? piu? alta fra le donne. Per quanto riguarda la distribuzione geografica, la prevalenza e? piu? alta nel Sud e nelle Isole, con un valore del 6,0%, seguita dal Centro con il 5,1% e dal Nord con il 4,0%.
E? necessario, dunque, ridurre l’impatto sulla popolazione di tumori, malattie cardiovascolari, diabete e malattie polmonari croniche, sviluppando e rafforzando politiche e programmi che tengano in debito conto tutti i “determinanti della salute”, attraverso l’attuazione di adeguate politiche “intersettoriali” a livello nazionale, regionale e locale. L’attenzione deve essere focalizzata sulla prevenzione, riducendo i fattori di rischio a livello individuale e agendo in maniera interdisciplinare e integrata per rimuovere le cause che impediscono ai cittadini scelte di vita salutari.

Un approccio trasversale ai fattori di rischio e “intersettoriale” consente, pertanto, di attuare interventi che modificano i comportamenti non salutari, agendo sullo stile di vita individuale, ma anche creando condizioni ambientali atte a favorire il cambiamento dei comportamenti individuali, mantenendoli nel tempo.

Esistono prove scientifiche che la prevenzione primaria e secondaria per le malattie cardiovascolari e il diabete e? non solo possibile, ma anche sostenibile dal punto di vista economico e organizzativo. Interventi semplici ma efficaci, come smettere di fumare, aumentare l’attivita? fisica, migliorare l’alimentazione e ridurre l’apporto di alcool, permettono non solo di ridurre le morti premature per malattie cardiovascolari, ma anche la morbosita? e la morbilita? che queste malattie comportano. E? necessario, tuttavia, che il contrasto a questi fattori di rischio sia inserito in un approccio coordinato e integrato, al fine di consentire una risposta sistemica al problema di salute.

Lo Stato sulla ricerca ha quindi espresso tre obiettivi: il miglioramento della cura e della salute del cittadino, introducendo protocolli e metodi di cura avanzati e aggiornati; la riorganizzazione dei servizi e delle prestazioni anche al fine del contenimento della spesa; la possibile ricaduta industriale in termini di progresso dell’industria farmaceutica e delle tecnologie biomedicali nazionali. Leggendo i dati contenuti in relazione leggo chiaramente come sul versante concreto della ricaduta pratica delle risorse non c’era ne vi sarà nulla di spendibile da parte statale nel settore della ricerca sanitaria. A tal proposito  per incentivare e mantenere la ricerca viva nel campo del diabete le uniche risorse utilizzabili oggi e domani restano le donazioni private e filantropiche, i fondi stanziati a livello europeo.

Cosa resta da aggiungere? Sulle enunciazioni si è d’accordo e come non lo si può essere del resto, ma poi in concreto che si fa? Eliminare i prodotti ipercalorici? Può essere, nelle scuole USA la politica di Michelle Obama sembra produrre qualche risultato a distanza di 4 anni. Manualizzare di più le attività per ridurre la sedentarietà? Insomma azioni concrete e organizzazione sono i presupposti per affrontare seriamente il problema.

 

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