Vivo col Diabete

Storico

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English: Snow on the mountains of Southern Cal...

Situazioni e contesti diversi che si manifestano in ambiti mutevoli. Inverni, primavere, estati, autunni passati e passanti, giorni, attimi e sto qua pieno inverno a consultare il quaderno fitto di dati, cifre, numeri da leggere, studiare, capire, interpretare. Direte: che palle! Lo so a me diverse volte, anzi per diversi lustri è successo di essudare nelle parti intime per cercare di capire e venirne fuori, poi rompermi letteralmente gli zebedei e a un certo punto dargliela su: normale anzi no, umano.

Inverno 2013, mentre scrivo siamo nel pieno della stagione qui nell’emisfero nord del pianeta, e tra giornate fredde, freddine e così cosi capita di guardare l’ampolla dell’insulina per controllare se sta a posto o si è cristallizzata, oppure con la temperatura a subito alterazioni: per fortuna tutto è a posto e procedo con la giornata e la sua ordinaria consuetudine. Ma l’inverno per me è sempre stato occasione di cruccio e pensieri, poiché con il venire degli anni durante lo scorrere di codesta stagione il mio diabete è sempre andato male: glicate mai sotto il 7.5 ad esempio: perché?

Perché si presentava sempre lo schema: estate con medie glicemiche positive e invece d’inverno negative? Naturalmente di ipotesi ne ho sempre fatte diverse e sempre le stesse: inverno uguale minore attività fisica, vita più sedentaria con maggiore consumo alimentare, stress provocato dall’abbassamento delle temperature, vasocostrizione, ecc. Mentre al contrario d’estate maggiore consumo di calorie e conseguente movimento, vita all’aria aperta, positività e vasodilatazione oltreché una migliorata idratazione.

Ecco tutte ipotesi e situazioni personali, soggettive, sempre da dimostrare finché non succede un qualcosa che ti ribalta la teoria, l’assioma fin qui architettato. Ecco l’occasione capita a fagiolo proprio con il ritiro dei risultati della prima emoglobina glicata del nuovo anno risultato: 6.7 = 50 con la nuova parametrazione! Il valore oltre ad essere stabile rispetto al precedente di 6.8, per la prima volta nella mia cinquantennale storia di diabetico tipo 1 mette alla luce due importanti fatti mai accaduti in precedenza e che qui devo scrivere, testimoniare.

Il primo è l’ottenimento di un risultato così buono dopo le feste di Natale e averci dato dentro coi cibi e i dolci in particolare, come non mai nella mia vita: e ciò è veramente un qualcosa di stupefacente per la mia storia con il diabete e il fardello di problemi passati durante l’arco delle feste: basta leggere i post anche solo del 2007, 2008 e 2009 per capire e fare confronti.

Il secondo riguarda il crollo dell’equazione: inverno uguale male con il diabete, estate invece bene. L’ultimo muro è crollato e nel fai e disfa della vita sono giunto a una considerazione: il clima e le variabili ambientale hanno un peso relativo sul buon compenso glicemico, alla fine oltre al calcolo dei carboidrati, il giusto dosaggio dell’insulina in rapporto alla glicemia quel che fa la differenza sono i nostri ormoni, il nostro stato interiore, umorale, mentale che fa il resto: poche balle! Ecco perché stare bene e migliorarsi è un processo continuo, incessante e totale.

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