Complicanze varie/eventuali

Me lo lego al dito?

My eye

Diabete e tante cose da pensare, fare , seguire, un crogiuolo di variabili da far impazzire a volte o spesso: come fare? A se lo sapessi sarei veramente eccezionale oltre i limiti dello scibile e riconoscibile ma invece sono molto normale anzi banale tra un caffè condito col latte o un the aromatizzato la bergamotto ogni qualvolta esordio: mi sono rotto, ma poi alla fine son sempre qui avvinto tra i rovi del mio sentire e l’edera del desiderare, sempre con il fertilizzante a curare il verde, anzi il rosso della zuccherina malattia, la quale come un felino fugge per la via.

E allora capita di dimenticare a tutti di dimenticare tranne me, almeno era così fino a poco tempo fa: invece l’impensabile e indesiderato momento è giunto nella storia non solo una volta ma in ripetute e ravvicinate occasioni. Un esempio piuttosto significativo? Non fare l’insulina. Ed è la genesi del fatto ad essere interessante nel caso in specie, identica in entrambe le situazioni: al risveglio prima di fare colazione controllo la glicemia come rito quotidiano e azione ripetuta nel tempo, riscontro un valore pari a 80 m/dl quindi eseguo il calcolo dei carboidrati per dosare l’insulina da infondere; e fin qui nulla di che, ma siccome voglio evitare un repentino abbassamento degli zuccheri nel sangue opto per l’effettuazione di un bolo ad onda quadra per una durata di trenta minuti (il minimo necessario), così da rilasciare il farmaco più lentamente. Ottimo, ma dopo un paio d’ore mi sento strano, qualcosa non va, ricontrollo la glicemia: è 296. Cavolo come possibile? Guardo il display del microinfusore e….. non è partito il bolo! Come mai mi chiedo? Beh senza fare tante analisi mistico – esoteriche ho avuto modo di cogliere il punto del problema: dopo aver eseguito tutti  i passaggi richiesti nel corso della predisposizione del bolo a onda quadra: selezione del tipo di bolo, durata erogazione, quantità insulina a cui far seguire il comando finale d’avvio dell’infusione, una operazione effettuata diverse volte nel corso di questi tre anni, ma è proprio stato l’ultimo passo quello mancante e fatale. Per essere realista l’unica risposta accettabile e plausibile a tale misfatto sta nell’aver fatto l’operazione al risveglio, momento molto critico per le mie capacità cognitive.

Un altro elemento appartenete alla serie delle dimenticanze riguarda il controllo della vista: della serie qui si predica ma non si realizza. Ebbene controllando tra le mie sepolte carte e appuntamenti messi in agenda mi accorgo di non aver fatto la visita oculistica nel corso del 2012, ma necessità fa virtù. E  proprio una decina di giorni fa il ritorno di fiamma dell’occhio secco mi procura un attacco di congiuntivite con principio di cheratite affrontati tempestivamente con l’impiego di antibiotico in collirio e unguento per la notte e senza per fortuna avere effetti collaterali negativi. A seguito di quanto accaduto decido finalmente di sottopormi a consulto oculistico. La visita effettuata mercoledì scorso ha confermato l’insorgere di una leggera cheratite da un lato e la stabilità della condizione visiva e di salute della retina grazie al buon compenso glicemico mantenuto costantemente nel corso di questi mesi. L’unica vera novità, peraltro prevista e prevedibile causa la mia lunga vita con il diabete tipo 1, riguarda la comparsa della sclerosi nucleare nell’occhio destro (5/10), e al prossimo controllo si tratterà di capire se è da operare o meno. Come da precedenti accertamenti dovrò rifare il controllo approfondito della retina tramite la fluorangiografia e una volta rilasciato il referto portarlo al prossimo appuntamento con lo specialista. Dal dimenticare al ricordare e questo il passo da mantenere poi alla fine il dato che rimane è sempre uno: recuperare in modo ottimale.

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