Vivo col Diabete

Guarito

Sono guarito dal diabete di tipo 1: è il primo giorno senza controlli della glicemia, senza iniezioni d’insulina, boli normali, doppi, quadri, basali e temporanei, dopo poco più di cinquant’anni di malattia. Il sentimento e l’emozione che provo dentro di me è un caos fatto di gioia e felicità, al tempo stesso di smarrimento. Non avrei mai detto di essere arrivato a questo grande e storico momento della mia vita, si ci credevo e creduto fino in fondo, ma dopo tanto tempo decenni, lustri francamente no. Ed ora si comincia una nuova vita anche se sono avanti con gli anni posso fare ancora parecchie cose prima di appendere le scarpe al chiodo. Ma un fatto è certo: la mia guarigione dal diabete non fa smettere l’impegno e la voglia di stare vicino a quanti vivono la vita con la malattia, a prescindere dal nome e tipologia., anzi ora che sono tornato ad essere completamente “sano” tale volontà è più forte e presente di prima.

NON SONO GUARITO! Il preambolo al pezzo odierno è la trascrizione, nero su bianco, di quel che sento dentro di me da tempo, da sempre, in vista di quel giorno in cui sarà reso possibile liberarsi, guarire dal diabete di tipo 1. Sapete cari lettori e lettrici ogni qual tanto ci penso e vorrei qui condividerlo il pensiero. Al momento della diagnosi e certificazione della malattia venne dichiarata malattia inguaribile, cronica a vita. E così messa la cosa non dava adito a molte speranze, anche se in cuor mio senza farne alcun cenno avevo in serbo la fiducia di poter vedere un dì la parola inguaribile divenire guaribile. Il tempo, la forza, la pazienza assieme alla speranza stanno facendo vedere passi importanti nella ricerca dell’uomo per dare una vita migliore nella medicina, nella salute.

Having Diabetes

L’impatto, come è naturale che sia, avrà gioco forza riflessi diversi per ogni diabetico, per fare un paragone poco romantico ma evidente nel suo effetto psicologico: un po’ come la durata della pena penitenziaria, ci sono diabetici detenuti con la malattia da pochi istanti, anni a decenni o all’ergastolo. Il fatto importante per me riguarda la remissione, estinzione della malattia per i bambini e ragazzi che ne sono colpiti in primo luogo.

Certo l’immaginario mi porta a pensare cosa farò nel momento X. Alcune idee le voglio socializzare e condividere in modo da tale da renderle possibili, in quanto si tratta di propositi fattibili. Esempi? Organizzare una grande festa, tante feste in ogni città e paese: al centro dell’evento un bel totem gigante di cartapesta, a forma di siringa, da bruciare come gesto simbolico per la sconfitta della malattia. E nel rogo del totem tutti gli altri accessori e simboli che hanno accompagnato la nostra vita con il diabete: glucometri, strisce, lancette, per fare un primo inventario.

Concludo facendo una confessione pubblica: alla soglia dei cinquant’anni di malattia posso affermare come negli ultimi cinque è emersa in me la certezza nell’ormai prossimo arrivo all’alba della guarigione, prima tutto era alternato tra ottimismo e negatività, anche se la speranza non aveva mai visto perdere l’orizzonte. Ah dimenticavo: l’unica cosa per cui ancora non ho idee riguarda l’aspetto culinario della festa. Una celebrazione senza libagioni non è tale!

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