Microinfusore/CGM/Pancreas artificiale

Da buttare

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Farla facile, farla difficile: domanda delle cento pistole ed età. Nei giorni scorsi mi è capitato di avere un forte conflitto con il sensore glicemico (Enlite) combinato al microinfusore (Il Paradigm Veo della Medtronic). Vado a mettere lo strumento e centro un capillare, risultato: da buttare. Lascio passare un paio d’ore ne rimetto un altro: segnale debole, anzi non ne da e dopo un paio d’ore, con tentativi di recupero del congegno anche questo lo getto. Infine faccio trascorrere altre due ore e rimetto il terzo e ultimo sensore (sì perché a quel punto la confezione è vuota), e all’inizio sembra ci sia un poco di input del trasmissione dati, poi anche questo da errore e a seguito di ripetuti tentativi durati circa dodici ore arrivo alla definitiva e incontrovertibile eliminazione dell’Holter. Questa è la storia di una confezione contenente cinque Holter, di qui quattro buttati, una triste storia perché “ti fa perdere il senso del sensore”, tanto per essere ironico.

Non è la prima volta che mi accadono inconvenienti di tal fatta: col primo sensore, il precedente modello, avevo avuto diversi inconvenienti legati, ad esempio, a interferenze coi segnali radio, ma dopo averne cambiato uno gli altri funzionavano regolarmente. Sta volta è diverso: dover gettare a mare praticamente una intera confezione in quanto inutilizzabile, per le ragioni sopra espresse, non era mai successo, per fortuna attraverso una fase umorale decente e l’arrabbiatura in tale contesto è stata minima. Ma occorre tener presente la cosa per tante buone ragioni.

La prima risiede nella fragilità degli strumenti attuali di monitoraggio glicemico continuo: è provato sul campo come questi oltre ad essere “sensibili” a fattori esterni (temperature, radiofrequenze) hanno una discrasia di fondo sul differenziale presente dei dati glicemici reali confrontati al momento della calibrazione con il tradizionale glucometro.

Sia chiaro lo strumento è importante ma nel contesto attuale va attribuito dietro una preparazione ben precisa e con tutte le informazioni necessarie così da poter affrontare situazioni critiche e anomale. Poi gli imprevisti o “bidoni” possono accadere si sa. Ma tale congegno richiede una fase di avvio al suo impiego reale assieme a una assistenza confacente.

Certo se tutto questo fosse un test per capire la tenuta del diabetico davanti a stress di varia natura e dimensione, beh posso dire come idea è proprio venuta bene non c’è che dire. Una cosa del genere capitata ora a 51 anni d’età con una certa tenuta mentale è un discorso, ma vi posso assicurare che l’avessi passata con trent’anni di meno allora avrei gettato e rigettato tutto.

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