Complicanze varie/eventuali

Che gusto hai?

Lingua Che gusto c’è ad avere il diabete? La risposta secca è: variabile. Pensavate amaro vero? Niente di più banale e scontato. Anzi la percezione del palato diabetico ha forme e manifestazioni piuttosto accese e marcate e coglie doppiamente gli accenti di dolcezza, amarezza e sapidità del cibo, naturalmente in condizioni di controllo decente del compenso glicemico, ovvero con l’equilibrio del livello degli zuccheri nel sangue.

Un diabete mal controllato si fa subito notare proprio a cominciare dalla bocca e gusto, tanto per essere chiari e certi nella cronaca con la nostra malattia. Molte sono le situazioni che possono, direttamente o indirettamente, avere effetti sul gusto: traumi (bruciore, lacerazioni, anestesia locale, chirurgia e reflusso), medicinali antiplacca e farmaci eliminati con la saliva , infezioni (parodontali, dento-alveolari, dei tessuti molli), condizioni vescicolo-bollose, protesi rimovibile, restauri metallici e disfunzioni salivari. Inoltre possono causare sensazioni olfattive anormali: alitosi, gengiviti, una carente igiene orale e malattia parodontale.

I recettori del gusto percepiscono quattro gusti base (salato, dolce, amaro, acido) e percepiscono anche un vasto range di altri gusti che sono scarsamente descritti dalle precedenti categorie (per esempio: metallico, piccante, elettrico). Ogni gemma gustativa ha dei recettori, nella porzione apicale esposta alla cavità orale (il cosiddetto poro gustativo), e un’area baso-laterale separata da una tight junction. La porzione apicale dei calici gustativi dà inizio alla catena di eventi che porteranno alla sensazione gustativa. In questo processo, la saliva gioca il ruolo più importante, a partire da quando dissolve e trasporta le molecole gustative nei pressi dei calici, fino a quando le allontana dai calici stessi. La saliva ha anche la funzione di agente protettivo per il gusto e per le cellule epiteliali, in quanto contribuisce a diluire la concentrazione della sostanza, portandola ad una concentrazione stimolante. Tra i più significativi sintomi a livello orale di una alterazione glicemica vi sono la secchezza dell’alveo come la ipersalivazione. Tali processi estremi possono portare ad alterare il gusto temporaneamente.

Qualsiasi condizione che comporti una compromissione dell’ambiente necessario ai mediatori della chemio-sensazione (per esempio, una condizione che coinvolga la lingua, la saliva, la mucosa nasale o orale, i circuiti neuronali,o i neurotrasmettitori) provoca, indipendentemente dall’età, alterazioni del gusto e della percezione olfattiva.

Numerose sono le condizioni che possono causare disfunzioni salivarie: patologie (Sindrome di Sjögren, Diabete, Morbo di Alzheimer), farmaci prescritti e non prescrivibili (anticolinergici, anti-ipertensivi, antipsicotici, antistaminici), la radioterapia testa-collo e la chemioterapia. Ma, il grado di gravità al quale l’ipofunzione salivare determina disordini gustativi è ancora oggetto di discussione. Tuttavia, è stato ipotizzato che, in mancanza di saliva, ci sia una diminuzione della capacità di trasferire gli stimoli ai calici gustativi e un aumentato rischio nello sviluppo di infezioni microbiche oro-faringee che alterano le percezioni gustative. La saliva, inoltre, può anche agire come un serbatoio di farmaci o dei loro metaboliti intermedi, comportando un sapore non piacevole.

Un tempo il diabetico veniva usato come umettatore di francobolli, oggi nell’era digitale non più ma i segnali provenienti dal nostro gusto e dalla salivazioni non vanno trascurati per capire meglio se come stiamo.