Microinfusore/CGM/Pancreas artificiale

Gioia e dolore del sensore

ValdesiI valdesi in Italia sono circa 20.000, una minoranza cristiana protestante italiana autoctona di cui faccio parte. l valdismo, i cui fedeli sono chiamati valdesi, è stato un movimento pauperistico medievale nato nell’ultimo quarto del XII secolo, scomunicato nel 1184, e dal 1532 è una confessione protestante di matrice calvinista. I valdesi presenti in Italia e in Svizzera sono riuniti nella Chiesa evangelica valdese, quelli in Uruguay e Argentina appartengono alla Iglesia Evangélica Valdense del Río de la Plata. In Italia la presenza maggioritaria della popolazione di trova nelle valli valdesi, nella provincia di Torino, tra Torre Pellice e Bobbio Pellice, oltreché nelle principali città del paese.

Cosa c’entra tutto questo col diabete direte voi che avete la pazienza e ardire di leggere il posto odierno? Riepilogo la situazione: in Italia i diabetici sono più di tre milioni, e quelli come, il tipo 1, la forma autoimmune ovvero detta anche giovanile stanno a quota 150.000 ovvero rappresentiamo il 5% del totale. Detto in parole povere e politiche: siamo una minoranza come i valdesi appunto, anche se in ambiti diversi.

E minoranza per minoranza oggi mi addentro dentro all’argomento microinfusore.  Un piccolo mondo dalle grandi potenzialità quello della microinfusione insulinica poiché può rappresentare una buona base di gestione della malattia e controllo delle sue alterazioni in diabetici ben motivati, preparati e senza tare mentali.

Ma quanti sono i diabetici che utilizzano il microinfusore in Italia: i dati ufficiali del Ministero della Salute ad oggi indicano in 11.000 gli utilizzatori del congegno, con al primo suddiviso per regioni si ha la Lombardia, poi il Lazio e al terzo la Sicilia. Fanalino di coda la Valle d’Aosta e il Molise. Gli utilizzatori del sensore glicemico integrato col microinfusore sono ancora meno: 2.000 circa sul totale. Poi in termini di costo sul bilancio della sanità la cifra complessiva è di mezzo miliardo d’euro.

Dalle cifre sciorinate e snocciolate appare ancor più evidente come l’incapsulamento dei dati fa essere i microinfusi una minoranza estrema all’interno dell’arcipelago diabetico. Comunque tornando all’esercizio pratico dello strumento sopra indicato ho appreso un altro aspetto utile per superare completamente i problemi riscontrati qualche mese addietro con il sensore Enlite, e nello specifico durante la fase di mancato riconoscimento e compenetrazione del segnale portando a far perdere il sensore in più occasioni.

La scoperta è avvenuta per caso: siccome ora impianto il sensore nel braccio e la procedura d’innesto è un poco più laboriosa poiché durante la fase di sgancio e sfilatura dell’ago per inserire l’Holter l’operazione data la posizione anatomica si fa un poco difficile  in autonomia, praticamente la prima volta che l’ho fatto l’inseritore è rimasto sottocute per circa qualche minuto, e da quel fatto ho ricavato come una permanenza un pò più lunga in profondità ha determinato una migliore profusione del segnale dell’apparecchio. E infatti anche le volte successive la qualità del segnale del sensore e risultati dei valori glicemici riscontrati in fase di calibrazione col glucometro si sono mostrati pressoché allineati. Urrà!

 

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