Ricerca

Rammenti?

Adv

cerca

A prescindere dal blog la mia natura è contrassegnata da due lati problematici e antipatici: l’essere critico non a prescindere ma su degli elementi probanti, oltreché analitico sulle varie questioni di interesse, e anche col diabete mantengo questo risvolto. D’altronde se nella vita fossimo tutti sempre ad applaudire e osannare penso non saremmo arrivati al puntodell’evoluzione in cui ci troviamo.

Allora per venire al dunque oggi farò un poco da guasta feste: come avrete avuto modo di leggere in diverse occasioni ho postato sulla ricerca nel diabete cercando di riportare studi e risultati interessanti e stimolanti per le prospettive di vita e cura di noi dolcissimi. Solo che nel corso del tempo e degli anni sono molte le ricerche rimaste lì nel titolo della stampa o di un post poi non se ne hanno più aggiornamenti o ragguagli.

Per tornare al principio: di ricerche meteore penso ne siano piene gli scaffali delle biblioteche e archivi universitari, talmente zeppe e dense da averne perse le tracce, quindi lungi da me dal voler trattarle tutte qui. Oggi mi limito solo a resuscitare l’interesse per una che, al momento del suo annuncio sui maggiori quotidiani nazionali e internazionali come in rete, ebbe un notevole risalto.

Sarà che sono nato a Bologna detta anche la dotta per via della sua antica università ma alcuni di voi ricorderanno due anni fa, era luglio, per l’esattezza il 7 luglio il Corriere della Sera pubblicava l’articolo a firma di Mario Pappagallo dal titolo: Un probiotico blocca il diabete tipo 1.

Francesco Dotta, endocrinologo e diabetologo del Policlinico “Le Scotte” di Siena, ne spiega i presupposti: «Tutto è partito da precedenti sperimentazioni fatte dal nostro laboratorio e da altri gruppi europei. In sintesi, avevamo osservato che la somministrazione per via orale di probiotici (in particolare una miscela di lactobacilli e bifidobatteri) era in grado di prevenire l’insorgenza del diabete autoimmune nel topo Nod. Tale effetto si manifestava quando il trattamento era effettuato tra la quarta e la sesta settimana di età, ossia prima della comparsa dei primi fenomeni infiammatori e della reazione autoimmune a carico delle beta-cellule (quelle che producono insulina) del pancreas. La miscela di probiotici è poi apparsa in grado di ritardare, ma non di prevenire, l’insorgenza del diabete se somministrata dopo l’ottava settimana di età, ossia successivamente alla comparsa dei fenomeni infiammatori ed autoimmuni anti-isola pancreatica, costituita appunto dalle beta-cellule. Lo stesso trattamento però non aveva alcun effetto nel ripristinare il funzionamento delle beta cellule (ossia la secrezione dell’insulina) quando veniva somministrato in topi Nod alla diagnosi della malattia».

Insomma, risultati che se si ottenessero con la stessa efficacia nell’uomo significherebbero l’addio alle iniezioni di insulina per chi soffre di diabete autoimmune. Si è visto anche che isole del pancreas ormai considerate fuori uso hanno ricominciato a svolgere la loro funzione una volta che si è riequilibrato il sistema immunitario dell’organismo. Quindi non distrutte, ma “addormentate” in attesa di tempi migliori. Tutto questo nei topi Nod, ovviamente. Ma così bene da progettare già i protocolli per i test sull’uomo il cui avvio è previsto nel primo semestre 2013. La strada è aperta e, per la prima volta, si intravede la possibilità di far guarire dal diabete di tipo 1 centinaia di migliaia di malati nel mondo: 250 mila solo in Italia.

Bene dopo aver ripubblicato uno stralcio dalla cronaca di allora mi chiedo: come stanno andando le cose? Alcune volte capita di leggere comunicati su esiti negativi relativi a ricerche avviate, ma al di là di questo ritengo necessario comunque rendere sempre conto di quanto avviene e si porta a sintesi.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: