Vivo col Diabete

Il posto che fa per te

giardino giapponeseNon ti piace muoverti? Per fare cento metri da casa al bar usi l’auto? Sono solo alcuni esempi di poltronaggine e pigrizia cronica: naturalmente al fisico fanno male comunque a prescindere dal rischio diabete e altre malattie d’ogni genere, dimensione. Il più grande cambiamento evolutivo fatto dall’essere umano sta proprio nell’involvere da creatura mobile a immobile, pertanto dobbiamo rieducarci a camminare, agire e fare, senza tante giustificazioni di sorta.

E se proprio l’attività fisica non ci piace? Bè, innanzitutto c’è chi detesta la palestra, il nuoto o la corsa, ma magari ama ballare, andare a camminare in montagna o fare giardinaggio. Quindi si può provare a passare in rassegna le varie opportunità di muoversi senza limitarsi a quelle “classiche”.
Per la maggior parte delle persone, l’attività fisica non solo fa bene alla salute, ma è anche molto piacevole, specie se svolta in compagnia. E allora, cominciamo semplicemente a pensarci: il resto forse verrà da sé.

Un esempio specifico che oggi voglio trattare riguarda un’attività benefica per il nostro organismo e oltremodo rilassante: si tratta del giardinaggio e orticoltura. Un recente studio prodotto dall’Imperiale Università di Osaka (Giappone) ha messo in luce come dalla coltivazione, tenuta e luogo di meditazione del tipico giardino giapponese (non Zen), ne trae benefico non solo lo spirito e il rilassamento da stress, anche e in particolare il diabete.

Lo studio è stato ricavato su di un campione di 100 diabetici i quali avevano in comune una Hba1c >8 nei tre mesi precedenti all’avvio della ricerca, e per un periodo di sei mesi sono stati impegnati nella conservazione, cura e coltura sia di un giardino giapponese che di un orto, usando tecniche tradizionali, ovvero senza l’impiego di macchine automatiche di alcun genere.

Alla fine del tempo stabilito solo 40 dei cento prescelti ha portato a termine il compito, le ragioni dell’abbandono del 60 per cento dei partecipanti era stato giustificato nella quasi totalità dei casi con l’incapacità a svolgere, assolvere in modo adeguato tale attività.

Coloro che hanno portato a termine il percorso di giardinaggio e orticoltura sono riusciti  nei successivi tre mesi a veder la glicata scendere da >8 a < 7 e ancora a < 6.8 a distanza di sei mesi. E’ indubbio il valore postivo riscontrato con l’attività sopra citata, a questo punto resta una amena curiosità: chissà se avremmo ottenuto lo stesso risultato con un giardino all’inglese o all’italiana anziché alla giapponese? La domanda può apparire stupida ma la tecnica non è affatto marginale.

E per quanto riguarda noi diabetici qualcuno potrebbe obiettare giustamente: ma mica abbiamo tutti della terra a disposizione. Vero, a parte che siamo dotati di spirito d’iniziativa quindi in mancanza di un appezzamento o zolla cbe sia se ci diamo da fare la si trova, poi in molti policlinici universitari e aree ospedaliere publiche le zone verdi sono lasciate molto a desiderare, ecco in questi casi come atto di buon volontariato curare un poco il verde farebbe bene alla salute di tanti e per primo la nostra senza alcun dubbio.

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