Diritti e rovesci

La buona abitudine

La-nostra-Forza-passione-coerenza-serieta-entusiasmo-comprensione-crescita-collaborazioneSortilegio, magia, apparizione sparizione combustione e repulsione tra il di e il fa che si può ancora scrivere e esternare in questo nostro immenso mare di vita entro cui muoversi e navigare? Francamente fin dal primo giorno di scrittura del diabete come percorso lungo una vita mai ho pensato di farlo come venditori di fumetti, fiabe, fantasie e utopie più o meno mascherate. A mie spese, nel bene e male, ho imparato che il primo diritto e dovere per un “malato” è essere informato della malattia stessa in ogni suo aspetto e conseguenza. Un fatto che mi ha sempre irritato profondamente era ed è di restare all’oscuro, non avere elementi e conoscenze adeguate per affrontare una determinata condizione, un sintomo, in una parola semplice e chiara: non essere preparato. L’esempio più fastidioso se non lacerante nel passato remoto le ebbi a vivere durante la fase preparatoria di esami diagnostici invasivi: un tempo non sapevi una beata mazza circa le procedure preparatorie ed esecutorie di un radiografia ai reni, oggi tutto è spesso facile, rapido e indolore. Un tempo era l’esatto contrario: doloroso lento e di difficile preparazione. Sta di fatto che se chiedevi nessuno ti dava informazioni. Ecco perché fin dall’infanzia ho voluto sapere, avere il massimo delle informazioni possibili al riguardo non solo del diabete ma anche del mio corpo, della salute.

Un tempo, prima dell’arrivo dei motori di ricerca e indicizzazione massiva delle informazioni reperire notizie, conoscenze e dettagli circa uno specifico elemento non era veloce e facile: o avevi una biblioteca a casa o ci andavi e dovevi scartabellare tra schedari e testi per reperire quel dato tipo di nozione con la speranza potesse esserti utile allo scopo.

A tutto questo dobbiamo aggiungerci il fattore Italia: all’epoca della mia infanzia e adolescenza da parte delle corporazioni professionali, di cui medici erano una forte e netta espressione assieme agli avvocati, c’era una bella e marcata incapacità a comunicare in modo chiaro, costoro per darsi un tono di superiorità e classe usavano un linguaggio gergale, esoterico senz’altro lontano a una facile e intuitiva comprensione.

Chiuso il capitolo dello ieri passiamo al presente: tutto è comunicazione e informazione, sommersi come siamo da una autentica valanga di notizie e dati in campo medico, sanitario grazie alla rete nelle sue varie forme e manifestazioni. Blog, siti, social network, motori di ricerca e chi ne ha più ne metta. Pertanto si è passati da un difetto ad eccesso d’informazione.

Alla fine di tutto questo percorso resta inalterato il problema: la sintesi delle informazioni, ovvero un problema vecchio come l’uomo da quando si è dato alla coltivazione dei campi e all’agricoltura – distinguere, selezionare il grano buono dall’erbaccia e granaglia. E oggi di quest’ultima c’è né a iosa come di pari passo di ciarlatani e imbonitori di ogni specie.

L’informazione è importante per il diabetico e il diabete vivo oggi più che mai di informazioni raccolte trattate e curate, a cominciare dal “sacro” diario della glicemia. Deve essere un nostro preciso comandamento, abitudine e comportamento nel rivendicare, ottenere tutte le conoscenze buone, utili per una vita il più possibile serena e armoniosa con la malattia.

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