Emozioniamo

Awareness

awarenessLa consapevolezza (awareness in inglese) fa presto a vedere la luce e ti conduce laddove temi di essere arrivato: la dimensione fisica del dolore “obbligato”, una marcatura stretta tra: non voglio ma son costretto. Ecco dentro a questo assioma c’è tutta la percezione e reazione cognitiva del verificarsi dell’evento, esordio e condizione del diabete. La consapevolezza non implica necessariamente la comprensione.

Ripenso al segno che i traumi forti e violenti lasciano nei bambini, come ad esempio fu per quanti videro e vedono in ogni luogo del mondo guerra, fame e distruzione, morte, così come sono colpiti da una malattia cronica, progressiva o dall’esito indefinito per la propria esistenza e di chi si vuole bene. Ecco il parametro della consapevolezza subisce una accelerazione micidiale ed è come se passassi a velocità fotonica fuori dall’atmosfera terrestre e nel profondo buio della massa oscura, dal mondo dell’infanzia fatto di giochi e favole a una realtà tutta tua, non ancora degli adulti, una sorta di limbo dove trovi solo il bianco e il nero, perdi le altre tonalità e colori, le favole e fantasie dell’infanzia e capisci che tutto si regge a livello emotivo sull’emozione da poco.

Assieme nasce l’autoconsapevolezza è l’esplicito riconoscimento non solo della propria esistenza, ma della consistenza e immutabilità della malattia e del suo stato imperituro, nella sfera fisica del singolo soggetto, ovvero in modo separato dalle altre persone con o senza diabete, con un proprio pensiero individuale esclusivo. Può anche includere la comprensione che altre persone siano allo stesso modo autoconsapevoli.

Spesso dal comportamento maturato nel corso dell’evoluzione personale avviene quella reazione che porta a intraprendere diversi comportamenti nel passaggio dall’infanzia all’adolescenza per giungere all’essere adulto. Sostanzialmente sono tre le possibili vie principali: cura, noncuranza, ossessione; la prima è il cammino ideale così come non di rado si incontra la noncuranza figlia di uno stato depressivo temporaneo o continuato che porta a ignorare in parte o del tutto terapie e controlli richiesti dalla malattia. Ossessione invece per reazione opposta di essere sempre sotto controllo, avere tutto in ordine, glicemia, orari, medicine, insulina può finire per presentarsi come un disturbo ossessivo compulsivo vero e proprio anch’esso in forma temporanea o continuativa.

C’è poi una reazione frutto di una mancata riuscita nel controllo efficace della malattia, così come nella realizzazione umana e sociale dell’individuo, che si chiama frustrazione; se tale esito si manifesta per breve tempo è un segnale dall’allarme da prendere come monito, al contrario quando si cronicizza allora dobbiamo lottare con tutte le nostre forze ed energie per sconfiggerlo, poiché tra i principali nemici e ostacoli nello star bene con se stessi e assieme agli altri.

 

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