Vivo col Diabete

Vai anzi andiamo o meglio camminiamo

Adv

camminare

Da quando ho aperto questo blog scrivo sul tema dell’attività fisica con parsimonia per due ragioni: primo, bisogna farla e non scriverne; secondo, perché non siamo tutti fatti con lo stampino e comunque per un diabetico prima di cominciare in particolare un sport a livello agonistico o comunque molto intenso per il corpo è sempre necessario sentire un medico. Il fai da te può rilevarsi deleterio. Ad esempio già dai problemi di postura e posizionamento in asse di una persona si possono rilevare degli eventuali punti critici da correggere.

A me nel fare movimento, azione fisica, non ha mai interessato la competizione, arrivare primo o prendere medaglie, misurare la performance. Anzi le poche volte in cui ho gareggiato sono sempre arrivato ultimo. Non perché l’importante è partecipare, bensì muoversi, e lo facciamo sempre peggio oltre che meno.

E per muoversi è meglio una bella passeggiata, lunga e tonificante, o una corsa veloce e brucia grassi? Da 30 anni gli esperti si dividono a colpi di pubblicazioni e vasti studi. Per fare la media del pollo una parte delle ricerche evidenziano che chi corre resta magro o dimagrisce più facilmente di chi cammina, soprattutto se è sovrappeso, nonostante impieghi la stessa quantità di energia nello sforzo. Una seconda branca sottolinea però che la camminata risulta la scelta migliore per prevenire la pressione alta, il colesterolo e il diabete tipo 2: ovvero i principali imputati per le malattie cardiache.

Bisogna considerare che perdere peso non significa essere in forma, e la salute metabolica ha a che fare con l’ipertensione e i trigliceridi nel sangue, piuttosto che con i grassi intrappolati sotto l’epidermide. Quindi sì, chi cammina può – se non bilancia la propria alimentazione – prendere o mantenere più chili di chi corre, ma in fatto di “salute” generale (pressione, colesterolo e diabete tipo 2) sarà un passo più avanti. In altre parole possiamo dire che sì, camminare a passo sostenuto, o in pendenza, è un po’ più salutare che correre; mentre correre è in certi casi più efficace per dimagrire. Quel che è importante, è decidersi a fare movimento.

Ricorderanno i più maturi e attempati d’età il boom di joggers spuntati come funghi a inizio anni ’80. Se venti anni prima, negli Stati Uniti, se ne contavano 100mila, nel 1980 erano 30 milioni. I medici iniziarono ad avanzare preoccupazioni: prima sul rilascio di endorfine, che poteva creare dipendenza nei runners, poi per il rischio di calcificazioni dei talloni, di fatture da stress, di infiammazioni del ginocchio. Nell’estate del 1984, infine, la morte del runner-guru Jim Fixx, crollato a terra per attacco cardiaco durante la corsa mattutina, segnò la fine del boom: il numero di joggers americani (e non solo) precipitò del 40% tra il 1979 e il 1985, a favore dei “camminatori”.

Camminare in salute è importante e facciamone buon uso e per praticarla con continuità e costanza può essere di conforto il fitwalking: ovvero “l’arte del camminare”, una forma di praticare il cammino che ne evidenzia tutte le potenzialità e va oltre il semplice camminare.

Il termine inglese significa letteralmente “camminare per la forma fisica”; è il denominatore comune per tutte le attività di cammino che escono dalla normale locomozione quotidiana e diventano attività motorio-sportiva, per il tempo libero per il relax, per il divertimento, per il fitness, per la salute, per il benessere, ma che mantengono la comune radice del camminare bene.

“L’arte del fitwalking” sta proprio nella scoperta che non è sufficiente camminare per fare al meglio la passeggiata, il trekking, lo sport, il tour culturale e turistico o l’attività salutistica, ma è necessario camminare bene, ossia camminare osservando una corretta meccanica del movimento, acquisita conoscendo e praticandone la tecnica ad esempio. Una tecnica semplice ma indispensabile per trasformare il normale camminare in forma sportiva ed adatta a tutti.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: