Vivo col Diabete

Dello scrivere della vita e del diabete.

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Spesso,  non sempre, lo scritto e razionale, reale, ma…

Se avessi avuto qualcosa di cui scrivere di certo ora non sarei qui a chiedermi cosa scrivere!

Ma tuttavia lo sto facendo… per questo posso ringraziare la mente umana, subito pronta a far volare il pensiero quando le si dà libero sfogo!

E ora le mie dita sulla tastiera volano, senza nemmeno guardare le lettere sui tasti, veloci e incomprensibili se non si guarda lo schermo. Viaggiano, ticchettano sui bottoni, con quel suono gradevole, quasi sensuale. E senza nemmeno pensare più di tanto a quello che scrivo ecco che le righe, una dopo una, aumentano, il testo si allunga, e visto da lontano, senza addentrarsi nel discorso, parrebbe pure che ci sia scritto qualcosa di sensato. Ma così non è, o non del tutto almeno, dato che sto divagando quanto umanamente possibile.

È bello, tuttavia, lasciare il proprio segno, una parte dei propri pensieri, cazzeggiando immersi nel vuoto più totale, vuoto di idee ma anche di emozioni.

Ed ecco come, senza aver nulla da scrivere, s’è scritto qualcosa, anche solo per lasciare un segno, una traccia della propria presenza, del proprio passaggio. Traccia che forse, chissà, non leggerà mai nessuno. Ma il solo fatto di esistere mi fa sentire parte della rete, parte del mondo, di quel grande globo popolato da persone, gente, di tutti i tipi, che in qualsiasi momento, a qualsiasi ora del giorno o della notte, brulica, lavora, viaggia. C’è sempre qualcuno che sta facendo qualcosa, ci sono sempre animali nel bosco, qualcuno che dorme, altri svegli, vigili e attenti, intenti a procurarsi del cibo, a correre, a giocare, a riprodursi. E in ogni momento non si è mai soli, di fronte a tutto questo, di fronte alla magia che esiste in ciò, alla follia di immaginarlo e alla creatività di chi l’ha creato, e allora mi chiedo come ci si possa mai sentir soli.

Il solo pensiero di tante anime che collaborano, interagiscono, in ogni momento, in ogni luogo, fanno cose, di cui si potrebbe ridere insieme, tutti, come solo si potrebbe fare abbandonandosi all’idea che siamo tutti sulla stessa barca: inconsapevoli di quello che è il nostro scopo, ma ben consci di quelle che sono le nostre mete, e che faremo di tutto per raggiungerle. Chi ce la farà, chi morirà prima, chi abbandonerà, ma sarà comunque un esempio per il prossimo.

E di fronte a tutto questo provo un senso di protezione, di familiarità, felicità nel sapere tutti uguali a me, tutti, dal più simile al più differente.

E non è mai troppo tardi per capire di cosa sto scrivendo.

Buona settimana e lunedì!

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