Vivo col Diabete

Diabete a rapporto

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Visita_medica

Beh cambia la stagione e un esempio pratico lo si ottiene proprio da una visita all’altra: la precedente, fatta esattamente due mesi addietro, i primi giorni d’agosto, rispetto alla tendenza d’afflusso normale vedeva una presenza di diabetici quasi assente, tant’è che anche l’intervallo di tempo intercorso tra il disbrigo delle formalità per l’ammissione all’accertamento e l’incontro con lo specialista era molto breve. La normalità è ben altra e infatti oggi con tutti gli assistiti tornati a valle dai monti e mari si è di nuovo al largo coi tempi.

Ma in compenso si recupera la dimensione della misticanza umana: fatta, dentro un unico contenitore di persone d’età e tipi di diabete diversi, lingue e origini eterogenee e situazioni difficili da gestire. Mi consola, se così si può dire, come ormai l’attesa sia diventata un fattore comune nella sanità pubblica ad alta densità patogena e di presa sul territorio.

Ogni volta in cui mi trovo ad aspettare la visita per il diabete, come col medico di base, non noto differenze presenti nei tempi d’attesa precedenti l’accesso, e la bolgia è la stessa.

Sapete con lo scorrere dei tanti anni sia di malattia che d’età ho passato in scansione diversi stati d’animo nel corso dell’attesa: da insofferenza, rabbia, delusione, frustrazione e rompimento all’ennesima potenza; per poi passare alla rassegnazione ed oggi ritengo di aver raggiunto l’equilibrio semplicemente mantenendo spontaneamente un profondo distacco sulla realtà circostante.

D’altronde ne ho viste di peggio in ambito sanitario: ricorderò sempre le attese infinite e sofferenze fisiche patite quasi venti anni fa, durante l’attesa di sei ore per fare la terapia laser di contrasto alla proliferante retinopatia diabetica senza neanche anestesia locale all’occhio.

E tornando al presente: l’attesa fatta di ascolto delle diverse voci narranti con un misto di storie alimentate da fai da te coi controlli e dosaggi d’insulina, diete e cibi approssimativi, caratterizzazioni ambientali a volte buffe, simpatiche come irritanti, ma alla fine sempre umane possono rendere particolare il ciclo dell’aspettare.

Poi navigando col tablet e divagando coi pensieri arriva il momento in cui vieni convocato alla visita.

I passi del controllo medico sono scanditi da: esame dei valori glicemici riportati nel diario dell’autocontrollo domestico del diabete, nel mio caso si tratta degli stessi dati scaricati dal microinfusore e sensore con relativi grafici. Lettura del referto degli esami di laboratorio (HbA1C ovvero glicata e microlbuminuria con creatinina). Controllo del peso e della pressione arteriosa. Infine uno scambio di valutazioni sull’andamento della malattia, dei controlli e problemi riscontrati e prospettive possibili. Se nel caso rimodulazione dell’assetto distributivo dell’insulina.

Il medico diabetologo, alla luce dell’ottimo compenso glicemico e stabilità nella continuità della malattia, non ha apportato modifiche di sorta allo schema della basale d’insulina del microinfusore. Avanti così e il prossimo appuntamento per il controllo è fissato tra due mesi circa. Avendo superato i cinquant’anni d’età di durata della malattia, il protocollo sanitario per il diabete prevede controlli a cadenza temporale più ravvicinata per tenere meglio monitorata la situazione poiché cresce il rischio di insorgenza di aggravamento del quadro delle complicanze già in essere, in specie per la funzionalità renale, la quale comincia a lanciare segnali d’attenzione non più trascurabili.

Post scriptum: a seguito degli episodi di forte dolore muscolare agli arti inferiori e successivamente andati a estendersi lungo tutto il corpo sì è convenuto di protrarre la sospensione della statina fino al prossimo controllo e previo approfondimento diagnostico sia con una elettromiografia agli arti che consulto reumatologico, oltre agli esami di laboratorio.

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