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Educazione

Ma a tessere le fila di tutti i predetti punti cardine di una vita con il diabete ce ne sta uno che appare raramente o per niente nello scenario della patologia; evocato e scritto più volte, declamato ad ogni congresso o assise scientifica e sociale poi a caduta finisce per scomparire nel carsico vuoto del vapore oratorio e poi ricomparire nei declami e scritti di qualcun altro e via con un moto perpetuo e poche conclusioni pratiche.

Si tratta, per capirsi, della buona educazione diabetica, ovvero della preparazione del diabetico ad affrontare una malattia che si fonda sulla sua responsabilizzazione e autocontrollo in massima parte, con una supervisione da parte del medico specialista, e la capacità di offrire al malato tutte le informazioni utili e necessari per operare con gli strumenti disponibili e capire le variabili dei vari aspetti del diabete: glicemia, insulina, dieta e via enumerando.

Un buon programma di educazione diabetica per essere tale deve essere diffuso sul territorio e rivolto principalmente ai diabetici di tipo 1 e 2 che fanno insulina, in modo da permettere la più ampia diffusione e partecipazione.

Un esempio può essere rappresentato da un corso articolato in 5 giornate della durata di 4 ore alla volta, e che affronti i diversi aspetti pratici legati alla patologia:

– Cenni storici, cause e sintomi, diagnosi e classificazione

– Trattamento e gestione del controllo e terapia

– Educazione alimentare

– Esercizio fisico

– Aspetti pratici e diritti

E all’interno del programma una particolare attenzione va a rivolta al cd follow up

Il controllo continuo della terapia è obbligatorio nel diabete mellito in quanto il diabetico rischia di non rendersi conto dell’eventuale inadeguatezza della terapia o della dieta, essendo il DM patologia che decorre asintomatica per lungo tempo. Classicamente il follow-up lo esegue il paziente stesso attraverso il glucometro: effettuando una serie di dosaggi del proprio livello glicemico durante tutta la giornata (eventualmente anche durante la notte), verifica che i valori siano correttamente mantenuti dalla terapia in atto. A queste si può associare (soprattutto al risveglio mattutino, ma anche nel corso di tutta la giornata) il dosaggio, mediante stick reattivi, di glucosio e corpi chetonici eventualmente contenuti nelle urine.

Il paziente deve verificare la correttezza del regime terapeutico adottato e del proprio stile di vita ed il medico ha l’obbligo e il diritto di verificare l’efficacia dei presidi messi in atto; proprio per questo ai controlli quotidiani si associa un controllo periodico di tipo ambulatoristico-strumentale della emoglobina glicata e delle proteine plasmatiche glicate (riunite sotto il termine “fruttosamina”). Questi dosaggi si basano sul legame irreversibile e non enzimatico (glicazione) glucosio-emoglobina e glucosio-proteine plasmatiche che avviene proporzionalmente al livello glicemico. L’emoglobina ha una lunga emivita (circa 120 giorni) e si è visto che la sua glicazione rispecchia l’andamento glicemico delle ultime 6-8 settimane. Per quanto riguarda la fruttosamina, essa riflette l’andamento metabolico degli ultimi 10-15 giorni.

L’educazione nel diabetica non va fatta solo una volta, ad esempio a seguito dell’esordio della malattia, ma ripetuta con momenti di aggiornamento a cadenza almeno biennale, per via sia dei mutamenti ricorrenti in campo scientifico, medico e terapeutico che con il susseguirsi di nuove pratiche e tecniche diagnostiche e biomedicali: vedi nel campo dei microinfusori e controlli continuo della glicemia, settori questi ultimi per i quali se rende necessario adottare momenti specifici di formazione e aggiornamento.

Infine in questa fase della nostra storia e vissuto dove si è molto più attenti ai costi della spesa sanitaria investire nella formazione e responsabilizzazione dei diabetici significa e comporta di converso anche una riduzione e contenimento dei fabbisogni economici nella diabetologia, un maggiore ed effettivo risparmio.

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