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Io mi metto in discussione

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mettersi in discussione

In genere, molti pensano che mettersi ogni tanto in discussione sia cosa inutile voluttuaria, lo scrivente canzoniere delle Lame sostiene invece il farlo cosa buona e necessaria.

Un luogo comune sul “mettersi in discussione” è che equivalga a dire dove abbiamo sbagliato, in cosa siamo fatti male, e così via. In pratica, abitualmente si ritiene che mettersi in discussione voglia dire, più o meno, fare l’elenco dei peccati da confessare. O, per dirlo in modo meno signorile, ma più significativo, pestarsi con un martello sui calli, possibilmente forte e dove fa più male. E qui non sono d’accordo!

Credo che il divario tra il significato della frase “mettersi in discussione” e il senso che dà alla frase la maggior parte delle persone venga dalla devianza dell’educazione cattolica che abbiamo ricevuto. Mettersi in discussione significa avere un dibattito sulle proprie caratteristiche o sui propri comportamenti. Ma perché mai ciò dovrebbe avvenire solo in negativo? Chi vieta di mettersi in discussione facendo una lista dei propri punti di forza, oltre che dei propri difetti? O di esaminare ciò che abbiamo fatto particolarmente bene oltre che ciò che abbiamo sbagliato? Cosa potrebbe avvenire se ogni tanto ci mettessimo in discussione nel senso che intendo io, cercando anche il positivo?

Proviamo a prendere tre diverse situazioni, abbastanza frequenti.

Un diabetico mette in discussione la propria convivenza con la malattia. Normalmente questo avviene nel corso di un rifiuto della stessa, più o meno regolare e ciclico, quando ci si scaglia contro una serie più o meno fantasiosa di visioni e problematiche che mescolate portano a dar girare i birilli.

Ma potrebbe anche, in una tranquilla serata in cui non c’è nulla alla TV, mettersi in discussione facendo un piacevole elenco delle questioni che vanno e non vanno, le domande poste e le risposte trovate da mettere in fila per iscritto su un file o più tradizionalmente nel classico foglio di carta. Spunti riflessione che possono, i direi vanno, condivisi in primo luogo col nostro diabetologo (naturalmente uno bravo). Per trovare ed esaltare le basi, i motivi per cui si può stare bene insieme al diabete.

Lo so direte che sono pazzo, ma la conclusione è questa.

In un momento di crisi, di difficoltà, di sfiducia in se stessi, ci si può mettere in discussione facendo l’elenco delle cose positive che già abbiamo o che possiamo raggiungerecon una malattia cronica com’è il diabete. In pratica, mettersi in discussione in negativo ci porta inevitabilmente ad aumentare la paura del futuro, a lanciare accuse, e vedere tutto nero.

Certo, a volte serve, ma solo se sappiamo renderlo uno sprone per migliorare. Mettersi in discussione in positivo è invece uno strumento di costruzione del futuro. Vale la pena provarci! Allora proviamo……

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