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Una riflessione domenicale

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Nelle conversazioni con Roberto rammentiamo come la ricerca del sistema per arrivare all’ansa chiusa, ovvero un metodo di calcolo perfetto per registrare continuamente i valori glicemici e adeguare l’apporto d’insulina così da mantenere compensata in via continuativa la curva della glicemia, e scongiurare una ipoglicemia e iperglicemia, ha la coda lunga: già dalla fine degli anni 70 scienziati, medici e ricercatori in tutto il globo ci stanno provando.

Riprendendo il post pubblicato ieri circa il progetto di pancreas artificiale aperto #OpenAPS desidero condividere una riflessione: manca poco al compimento dei cento anni dalla realizzazione dell’insulina e in questo secolo di innovazioni nel trattamento ce ne sono state sì, ma poi nulla di che sotto il profilo dell’impatto universale nella cura del diabete tipo 1.

Al di là delle previsioni astrologiche o scientifiche su quando e come sarà reale e tangibile il pancreas artificiale, l’insulina intelligente, l’incapsulamento delle cellule beta e molto altro ancora, c’è da cominciare a fare un bilancio di medio periodo di come la comunità diabetica di tipo 1 (sempre che esista, cosa di cui comincio a dubitare) sa essere presente e far sentire il fiato sul collo a tutti i protagonisti del cenacolo scientifico-politico.

Infine una domanda delle cento pistole: come mai sul piatto della bilancia della ricerca, scientifica e tecnologica, gli USA rappresentano ancora e sono la testa di serie nel campo del diabete tipo 1?

Noi diabetici tipo 1 siamo pazienti sì per natura perché la malattia ci ha caricato di un doppio e anche triplo strato di pazienza, ma parte ciò credo sia legittimo ricevere più rispetto e attenzione, assieme a una spinta in avanti significativa nel trovare e realizzare nuove vie terapeutiche.

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