Vivo col Diabete

Vorrei vorrei

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fiducia

Ogni fatto e persona citate in precedenza è frutto della fantasia dell’autore e non richiama avvenimenti accaduti.

Uno dei lati più controversi della mia personalità e carattere è rappresentato dall’essere critico verso me stesso e il mondo circostante fino a sfociare nell’ipercriticità, Quindi cerco il più possibile di contenermi e invecchiando l’autocontrollo sta migliorando anche se qualche volta capita di uscire da limiti dello stesso.

Ho volutamente usato la metafora del confessionale poiché ritengo che la stragrande maggioranza di noi diabetici, senza differenze di tipo, ha una forma mentale e relazionale della malattia, o condizione per gli appartenenti della scuola validante, di tipo eremitico o incurante, in alternativa di classe criptica, comunque asociale.

Lo si evince da due analisi: la scarsa disponibilità al dialogo e condivisione della situazione e problematiche connaturate al diabete emergente nel corso dell’attesa di essere visitati al centro di diabetologia; la ritrosia ad essere contattati da parte dei rappresentanti dell’associazione dei diabetici (esperienza in loco diretta e recente).

Io stesso fino a non molto tempo fa appartenevo a questa ampia casistica di reazioni e francamente posso identificarne la causa: mancanza di fiducia.

Mancanza di fiducia per diverse ragioni: in primo luogo verso una equilibrio e compenso stabile del diabete, poi dalla possibilità di uscire soddisfatti dalla visita medica e infine sulle prospettive di vita con il diabete e le novità dalla ricerca e riguardanti la cura e terapie.

Vedete se da un lato penso occorra fare un grande sforzo per avere fiducia, laddove manca recuperarla sia da parte nostra come diabetici allo stesso modo debbono essere fatti questi passa da parte dei centri che ci seguono e da parte delle associazioni, perché il vero aiuto e supporto ha una sola parola: esserci.

Scusate se è poco.

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