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Il professor Jeffery Tessem ha identificato un gene che può aiutare a risolvere un enigma alla base del diabete tipo 1

Sbucciare a ritroso gli strati cellulari e capire meglio il gene che dà il via all’autodistruzione delle cellule beta da parte del sistema immunitario, e fin qui nulla di nuovo: a livello mondiale sono migliaia i laboratori e ricercatori impegnati nello sforzo, ma la novità questa volta è rappresentata proprio da loro. Si tratta di studenti – ricercatori con diabete tipo 1! Esperti con una vasta conoscenza  personale e quotidiana della malattia

Quattro degli studenti del laboratorio di scienze nutrizionali del Tessem hanno il diabete di tipo 1, la versione genetica della patologia che non è correlato alla dieta e stile di vita.

“Saremo sempre i primi volontari ad avere il responso da quanto iniettato in noi stessi sperando di ottenere una cura per il prossimo diabetico nostro,” ha dichiarato Sam Grover, uno dei quattro studenti. “La mia diagnosi mi ha dato un percorso di vita e ho trovato quello che mi appassiona, perché è quello che sono.”

Lo stesso si può dire per i compagni di laboratorio: Mathew Ballard, Benjamin Bitner e Chad Tidwell. Assieme sono diventati un gruppo di sostegno lavorando fianco a fianco nella ricerca per il progresso.

Guidati da Tessem, stanno indagando i percorsi molecolari che possono attivare la replicazione delle cellule beta. Le cellule beta sono cellule del pancreas produttrici di insulina che vengono attaccate e distrutte dal sistema immunitario nelle persone con diabete di tipo 1.

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“Stiamo realmente vedendo la proliferazione”, ha detto Bitner. “Stiamo vedendo queste cellule beta crescere, dividersi e secernere insulina: molto nuovo e eccitante. ”

I risultati del gruppo sono pubblicati questa settimana in Islet, una rivista accademica dedicata alla ricerca sulle insulina, le cellule beta, il glucosio e altri elementi del diabete.

Tessem e gli studenti mirano a definire tutti i geni che consentono alle cellule beta di replicasie, in modo che nel tempo, i chimici possono ideare farmaci utili ad attivare o spegnere i geni.

“Se potessimo ridare le cellule beta di nuovo ad un paziente che soffre di diabete, sarebbe un modo “nuovo” di trattare il diabete”, ha detto Tessem.

Gli attuali metodi per reintrodurre le cellule beta nei i diabetici comprendono isole-beta-cellule ricavate da cadaveri e trapiantate nel paziente. Per avere una quantità sufficiente di cellule beta per il trapianto di isole, si ha bisogno di due cadaveri per ottenere un numero adeguato di isolotti. L’allineamento dei donatori per tipo di sangue e tessuto corrispondente a ogni diabetico richiede tempestività ma contestualmente risulta proibitivo e talvolta con successo minimo.

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Naturalmente, l’obiettivo finale è quello di curare il diabete.

“Per non deversi più preoccupare delle iniezioni d’insulina o del nostro zucchero nel sangue, ed essere in grado di vivere una vita normale”, ha detto Grover. “Questa è la speranza.”

Fonte: Brigham Young University

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