Sport e movimento

Sfide operose

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Sfide

Il fatto è che nella corsa non te la puoi prendere con gli altri e nemmeno con te stesso. Oltre allo sfondo dipinto dal battito del tuo cuore e dal respiro ci sei solo tu e davanti a te la strada, il percorso che la tua mente ha tracciato e persino già percorso, non c’è altro. Più cerchi di riflette e più i pensieri si alleggeriscono e librano fino a dissolversi nell’enorme spazio vuoto che si sta creando nella tua mente, perché sai che quei pensieri in quel momento ti rallentano e basta. Il tuo corpo ti richiama è come un mantra che tramite la meditazione forzata ti porta in un’altra realtà, una realtà dove è necessario concentrare le tue energie fisiche e mentali in un unico punto e cioè tutta quella forza che traina la mente e la porta a spasso nella dolce melodia generata dal ritmo della tua corsa!

E la corsa, sia come manifestazione corporea che metafora della vita, rappresenta in realtà l’incarnazione della solitudine autodeterminata (quella per cui un soggetto, decide arbitrariamente di porsi in essa), è quell’intervallo di tempo (solitamente breve) che ad ogni essere umano serve per riflettere sulle soluzioni volte a ripristinare essenzialmente quell’equilibrio individuale, e contribuire a migliorare la società in cui si vive; superato il limite, la stessa crea ripercussioni su quell’equilibrio psicofisico del soggetto (e nei rapporti con gli altri)che si autopone nella condizione di solitudine; La solitudine aborrita (quella per cui l’individuo, si trova in maniera involontaria) è quell’intervallo di tempo (medio-lungo termine) che condiziona l’esistenza di un soggetto che ne soffre. Le cause possono derivare dalle azioni dell’individuo stesso, magari correlate a fattori traumatici, culturali, (le idee che egli sostiene, possono essere in contrasto con quelle della “massa” ), sociali, sessuale ecc. O essere correlate alla posizione che lo stesso occupa all’interno di un nucleo sociale macro; in quest’ultimo caso, le cause generatrici sono correlate alla sfera economica e sociale, in cui non solo l’individuo, ma l’intero nucleo familiare occupa. C’è da delineare un ulteriore quadro: l’individuo che si trova in una condizione di solitudine aborrita, è quel soggetto che ahimè non gode di particolari e apparenti felicità materiali e pertanto viene scartato, proprio perché ci sono casi in cui l’amicizia o qualcosa di più nobile si basa sullo strumentalizzare il rapporto stesso per raggiungere la felicità.

Ecco io diabetico corro nel tempo e ad esaurimento dell’arco di vita concessomi per consumarmi di prove da fare e superare. La corsa allora non è solo un mezzo per spalmare glicemia e calorie, ma molto di più. Una sfida da cogliere e affrontare punto e oltre.

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