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Imbistam

Il Professor Otto Von Schleigerman, docente di chimica organica presso l’Università di Dresda e titolare della famosa casa farmaceutica Alles Medikament GmbH, stava lavorando da tempo alla preparazione di un nuovo antistaminico sintetico inibitorio. La sperimentazione era già stata fatta con successo ed il prodotto era pronto per essere distribuito tuttavia, inizialmente, il farmaco fu importato solo in Italia col nome commerciale di Imbistam e qui, vistane l’efficacia, divenne il più diffuso e prescritto antistaminico. Il ragionier Rottazzi, che da alcuni giorni assumeva l’Imbistam, accusava uno strano malessere e decise quindi di parlarne al suo medico: «Vede dottore, non so come, ma da alcuni giorni, mi succede di dire cose che in realtà non avrei alcuna intenzione di dire». «Si spieghi meglio non capisco». «Mi faccia una domanda qualsiasi dottore, anche indiscreta se vuole». «Beh, non è questa mia intenzione, ma sarei curioso di sapere se le è piaciuto quel romanzo che le ho prestato la settimana scorsa». «Fa schifo dottore, la più gran porcata che abbia mai letto», «Beh poteva almeno dirmelo con un po’ più di tatto ragioniere». «È proprio questo il problema dottore, non riesco più a mentire, ciò che penso mi esce subito d’istinto e dico sempre …e solo la verità». Casi di questo tipo ne furono riscontrati parecchi e dopo studi e ricerche si capì che si trattava di un effetto collaterale dell’Imbistam che evidentemente non era emerso nella sperimentazione. La cosa creò molto interesse perché si cominciarono ad intuire gli effetti eclatanti che il farmaco avrebbe avuto se usato opportunamente. Alcuni proposero di utilizzarlo durante i processi: i dibattiti si sarebbero risolti in pochi minuti, bastava chiedere al presunto colpevole chi era stato a commettere il reato. Questi avrebbe risposto con sincerità evitando appelli e rinvii. In questo modo però il lavoro di giudici e avvocati diventava marginale e la cosa cominciò a preoccuparli parecchio. I politici poi erano piuttosto angosciati da quando un deputato del partito indipendente Verticalcentrista aveva proposto di far assumere l’Imbistam ai candidati in campagna elettorale. La cosa era complessa e imbarazzante: non potevano opporsi apertamente a una tale proposta perché sarebbero passati per persone che temevano di dire la verità, ma come avrebbero potuto tenere le loro campagne politiche con comizi pieni di promesse che, sapevano benissimo, non avrebbero mai mantenuto? Ma a parte politici, magistrati e avvocati anche molte persone comuni erano preoccupate: che dire ad esempio delle coppie …infedeli? Una pillola messa di nascosto in un caffé da parte di una moglie o un marito gelosi avrebbe scoperto in men che non si dica altari e altarini. E le agenzie d’investigazione poi che fine avrebbero fatto? Fece scalpore, in quei giorni il caso di un vecchio insegnante rispettato da tutti, che incrociando per strada una bella ragazza si era lasciato andare, con linguaggio colorito, ai più pepati apprezzamenti alle evidenti grazie della donna. Solo i giornalisti vedevano nel nuovo farmaco un’eccezionale opportunità per ricavarne interviste uniche, ma soprattutto per avere la soluzione di gialli e misteri irrisolti come ad esempio il caso del mostro di Fasazza, l’omicidio Bragozzi o i retroscena del crac Prugnomat. In troppi però temevano gli effetti dell’Imbistam che venne così ritirato dal commercio con la motivazione che doveva essere verificata una presunta interazione del suo principio attivo con alcuni recettori del sistema immuni non se ne seppe più nulla; del dottor Schleigerman non se ne seppe più nulla, alcuni dissero che era stato eliminato dai servizi segreti, altri che si trovava nelle carceri di Baden-Offentach inWestfalia, altri ancora che viveva in Oceania e si dedicava alla coltivazione di kiwi geneticamente modificati. Ma qualche giorno fa un giornale neozelandese riportava una notizia piuttosto singolare secondo la quale un noto parlamentare, mentre sorseggiava un frullato al kiwi, s’era rivolto ai rivali politici definendoli, senza mezzi termini, «ridicola accozzaglia di emeriti cretini».

Una precisazione in coda: siccome viviamo in una fase della storia umana contrassegnata da un neonato oscurantismo culturale e permalosità verticale, il tutto con l’esito finale di far scemare e disperdere il senso dello humor e ironia, precisiamo subito come il racconto appena terminato è frutto della fantasia dell’autore e quanto riportato non esiste sia come cose che persone.

Detto ciò la verità deve trionfare sempre nel rapporto medico paziente, e chi ha il diabete deve esigerla, perché sta alla base della fiducia e rispetto nei rapporti umani e quando si tratta della propria salute ancora di più.

 

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