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Complicazioni semplici

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alchemista

La pietra filosofale o pietra dei filosofi (in latino: lapis philosophorum) è, per eccellenza, la sostanza catalizzatrice simbolo dell’alchimia, capace di risanare la corruzione della materia. La pietra filosofale sarebbe dotata di tre proprietà straordinarie: fornire un elisir di lunga vita in grado di conferire l’immortalità fornendo la panacea universale per qualsiasi malattia; far acquisire l’onniscienza ovvero la conoscenza assoluta del passato e del futuro, del bene e del male (cosa che spiegherebbe anche l’attributo di “filosofale”); la possibilità infine di trasmutare in oro i metalli vili (proprietà che ha colpito maggiormente l’avidità popolare).

Come saprete pure io sono impegnato, con il bastone rabdomantico, a cercare la pietra filosofale del diabete per estirpare la malapianta dal pianeta e guarire dalla perfida e insulsa malattia. Per ora la sfida è ostica mi tocca accontentarmi dell’insulina, ma sempre meglio che schiattare nel giro di un paio di settimane d’inedia e altro ancora.

A proposito di schiattare e affini: una delle paure presenti ricorrenti nel diabetico tipo 1, oltre a ipoglicemia, iperglicemia con chetoacidosi è la comparsa delle famigerate complicanze a occhi, reni, cuore, nervi e molto altro ancora.

Sulle complicanze il discorso si fa complicato, poiché, a parte il ramo cardiovascolare dove qualche trattamento farmacologico con un poco di efficacia esiste, per le altre parti praticamente poco o niente è presente, a parte il controllo della glicemia come condicio sine qua non. Infatti con la retinopatia diabetica dopo il laser non vi è altro se non qualche iniezione di contenimento la cui efficacia non è garantita. Per la nefropatia diabetica non c’è nulla, così come per la neuropatia periferica e autonomica.

Ora non vi sembra strano che davanti alla muraglia, caterva di farmaci presenti in prontuario non vi siano trattamenti utili ed efficaci all’uopo?

L’interrogativo sorge spontaneo poiché si parla, e molto, di ricerche e nuove molecole ovviamente per il diabete tipo business alias 2, ma quello d’elite l’1 non lo considera nessuno per non parlare delle complicanze di cui l’industria farmaceutica sembra prendere le distanze.

Siccome dopo 52 anni di diabete tipo 1 comincio ad avvertire i segni della neuropatia periferica, quella autonomica ce l’ho da mo’, chiedo a bigpharma: che fo?

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