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Boot Camp

Ecco allora che casca a fagiolo un disciplina che pratico da cinque anni in qua con ottimi risultati per corpo, mente e diabete: il Boot Camp una pratica sportiva proveniente dagli States e ormai molto popolare anche in Europa, ovvero la durezza dell’addestramento dei soldati americani può tornare utile per stare meglio e nel mio caso funge.

L’allenamento proposto dal Boot Camp riassume i principi del training utilizzato nell’esercito a stelle e strisce e a prima vista potrebbe sembrare un maltrattamento più che una forma di addestramento. Il dispendio energetico è infatti molto elevato, garantito soprattutto dall’uso combinato di tutta una serie di discipline sportive coniugate con tecniche militari.

Gli istruttori promettono fatica, ma anche risultati apprezzabili fin dai primi giorni: dimagrimento, naturalmente, tonificazione di braccia, seni e glutei, una postura migliorata e un senso generale di benessere psico-fisico.

Come in un campo di addestramento militare, gli istruttori urlano in continuazione per stimolare le persone alla massima resa fisica, ma la nuova disciplina non è solo per uomini, come testimonia l’entusiasmo di tante donne che accorrono alle lezioni che si tengono nei Bridal Boot Camp, veri e propri campi militari dove la fanno da padrone flessioni, scatti, serie infinite di addominali e camminate sulle mani.

Una lezione tipo ha una durata che va dai 60 ai 90 minuti ed è costituita da diverse sezioni. Si inizia con un riscaldamento a base di corsa, prima di passare ad esercizi aerobici, anaerobici e di resistenza. La lezione si chiude con un’altra corsa di pochi minuti come esercizio di defaticamento e con una breve sessione di stretching per allungare muscoli e articolazioni.

Uno delle originalità del Boot Camp è proprio la scelta di dare spazio quanto più possibile alla fantasia e ricorrere il meno possibile agli attrezzi convenzionali per svolgere gli esercizi fisici. Così, il bilanciere viene sostituito da un tronco d’albero, i manubri per fare i bicipiti lasciano il posto a sacchi di sabbia.

L’altra caratteristica fondamentale sta nel fatto che il Boot Camp è essenzialmente una pratica da svolgere all’aperto, per sfruttare al meglio gli elementi che l’ambiente mette a disposizione. Tuttavia, molti centri sportivi si sono organizzati per replicare questo tipo di addestramento anche al chiuso.

L’aspetto più interessante riguarda il tipo di organizzazione dei campi che si è creato negli Stati Uniti e che sta prendendo piede anche in Italia, nel senso che la persona interessata può inserire i propri dati nei forum dedicati alla disciplina, segnalando il parco in cui vorrebbe allenarsi e l’orario preferito, e aspetta l’adesione di altri. Quando si raggiunge il numero di 6 partecipanti nello stesso luogo, l’organizzazione del forum manda un istruttore sul posto e le lezioni hanno inizio. Basta cliccare su www.bootcamps.com e segnalare il parco più vicino (o quello più comodo o quello dove si desidera allenarsi) e le ore di allenamento preferite.

Sull’efficacia dell’allenamento proposto, gli istruttori di Boot Camp non hanno dubbi; non importa il livello da cui si parte, quel che è certo è che lo sforzo prodotto alla fine darà i suoi risultati, facendo riconquistare quella forma e quel benessere psico-fisico a lungo cercati. Il Behavioral Diabetes Institute in proposito stigmatizza l’utilità dei Boot Camp per il diabete tipo 1 e 2 in quanto aiuta ad affrontare e superare le barriere sociali, emotive e psicologiche per vivere una vita lunga e sana con la malattia. Tutto si basa sulla regola delle tre D: determinazione, dedizione, disciplina.

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