Microinfusore/CGM/Pancreas artificiale

Tanto per gradire e sapere

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Sensore

Di cosa scrivo oggi? Quali argomentazioni estrapolo dal capello a cilindro del prestigiazione mediatica? Semplice. Il punto del dettato è sensore continuo glicemico, tre parole come sole cuore e amore, ormai molto ben udite dal pubblico del blog ma anche capite? Un piccole congegno messo sotto pelle che trasmette a intervalli regolari e continuativamente i valori, cifre del livello del glucosio nel sangue del diabetico trattato con insulina e prevalentemente si tratta del tipo 1, e ancora una tecnologia di nicchia impiegata piano piano da dieci anni in qua da un totale di diabetici nel mondo che si aggira tra lo 0.5 e l’1%. Il sensore nella quasi totalità dei casi e accompagnato dal microinfusore d’insulina. In termini complessivi al momento tale strumentazione, microinfusore più sensore, rappresenta la soluzione in vetta a tutte le altre per addomesticare, o almeno provarci, un diabete ribelle, imbizzarrito, scompensato. E nel caso di diabetici complicati da decenni di vita con la malattia, neuropatia diabetici autonomica e insensibilità all’ipoglicemia tale opzione tecnologica consente loro di allertarli qualora la stessa dovesse manifestarsi.

E fin qui il quadro riepilogativo di sintesi per capire di che si tratta. Ma ogni oggetto ha un lato chiaro e uno scuro da mettere in evidenza. Nel caso del sensore oltre alla condizioni sciorinate in precedenza ve ne sono altre, soggettive, da cui non si può, deve prescindere.

In primo luogo per utilizzare il controllo continuo del glucosio (CGM) occorre essere una diabetico dominante (e mi riferisco agli utilizzatori adulti, per i bimbi o comunque minorenni a dominare ci penseranno i genitori), quindi responsabile a prescindere dal mezzo verso se stesso la gestione della malattia. Poi deve avere una carattere meditativo e temperato, oltreché una certa dimestichezza con le problematiche tecnologiche. Tutto questo assume una buona importanza e rilevanza poiché la tecnologia CGM non è ancora al top della stabilità, non di rado, ad esempio, capita di infilarsi sotto pelle un sensore “fallato” e magari incazzarsi a forza di tentavi, risultati poi peregrini, per avere dati e valori degni di questo nome.

Insomma dobbiamo sapere che facciamo ancora un poco da cavie con la tecnologia e quindi assumere una mentalità consapevole di tale contesto e positiva è strategicamente importante poiché capiterà non di rado che né il medico diabetologo, né il rappresentante del prodotto sono in grado di dare una risposta certa agli inghippi tecnici.

Oggi, e sottolineo oggi, la tecnologia CGM ha tre certezze: fornisce quando funge il dato della glicemia continuativamente non dal sangue ma dal liquido interstiziale sottocutaneo, quindi c’è un ritardo di circa 10 minuti tra il valore del primo (sangue) e quello del liquido. Inoltre se siamo soggetti a oscillazioni repentine ed anche estreme della glicemia il sensore non ama questo estremizzazioni quindi è sempre opportuno fare una controprova con il prelievo del sangue dal dito e lettura tramite il glucometro sia per calibrare il CGM che stare sul sicuro nel governo del processo.

Comunque la tecnologia è in progresso continuo e anche questo ramo della filiera diabetica e destinato a cambiare in meglio e offrire strumenti sempre più precisi e all’avanguardia (vedi Medtronic).

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