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pancreas bionico

L’aria di festa è anche utile per mettere alla prova il diabete collaudando sul campo alcune recenti elaborazioni provenienti dal mondo della ricerca, ma faccio una premessa prima di entrare nel merito: già nel remoto di vita con la malattia ebbi a fare da me dei test su come potevo rendere più “coprente” il dosaggio d’insulina per cercare di non farla uscire troppo dai binari della legalità. Primo esempio: nel 1979 quando, nel corso del ricovero che mi porto ad avere il primo microinfusore d’insulina, lo scatolotto giallo made in Canè da Torino, capii che la questione base al centro dello scompenso glicemico e conseguente effetto alba ovvero iperglicemia al risveglio, stava nella mancata o insufficiente copertura dell’ormone iniettato in una fascia oraria compresa tra la mezzanotte e le tre del mattino. Tenete conto che all’epoca non si facevano quattro iniezioni al dì come oggi di media, ma due, tre al massimo. E da quella semplice analisi frutto del ragionamento andai a fare un correzione con due unità di pronta verso la mezzanotte così da farmi avere la glicemia normale al mattino.

Altra e ultima intuizione ricavata sette anni fa circa: la conta dei carboidrati da sola non basta a ipotizzare la reazione glicemica postprandiale, come risulta da recenti elaborati della ricerca scientifica pubblicati a firma di Donovan pochi giorni or sono, ma dalla combinazione nel medio lungo periodo dell’effetto composto di proteine e grassi che fanno da freno modulato nel rilascio dei CHO nel processo digestivo e poi innalzamento o meno glicemico.

Solo che tale computo combinato con il dosaggio dell’insulina a me è risultato impraticabile con le iniezioni multiple mentre il quadro è cambiato del tutto con l’arrivo del microinfusore poiché la duttilità e flessibilità del dispositivo consente di fronteggiare meglio “l’onda lunga” determinata in determinate occasioni dall’apporto di proteine e grassi combinati coi carboidrati, così da poter far meglio quadrare i conti con il bolo ad onda doppia (la coniugazione di un bolo normale – infuso subito – e un bolo ad onda quadra – ovvero un totale immesso da un minimo di trenta minuto fino a un massimo di otto ore).

Ma attenzione l’integralismo non è ammesso in generale così come in particolare con il diabete: malattia per cui, nel tipo 1, un sistema immunitario impazzito per cause ancora ignote uccide sul nascere le cellule beta che secernono naturalmente l’insulina così rendendo il nostro corpo privo e costringendoci, per vivere, a iniettarla esternamente per non morire di iperglicemia o iperglicemia totali. Il limite oggi a tutto questo sta nella materiale e naturale imperfezione del calcolo sia dei carboidrati come degli altri nutrienti, e in questo modo accade, non di rado, che una volte individui la stima del fabbisogno insulinico sul base del calcolo, un’altra volta la sottostimi e ancora la sovrastimi. Certo col sensore funzionante addosso hai un sestante il quale ti indica la navigazione, cosa utile nei momenti di incertezza e la notte ti fa da stella polare, ma comunque nell’attesa di diventare bionici, di un trapianto o di cure promesse sempre più sfavillanti resta il tocco umano a ricordarci che non siamo automi e robot.

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