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Diabete tipo 1: una minoranza scarica e rivede i dati da glucometri e CGM

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Glucometri

In uno studio trasversale condotto in una clinica universitaria pediatrica di diabetologia, ricercatori hanno scoperto che gli adulti ed i bambini che abitualmente scaricano e rivedono i dati da uno o più dispositivi di gestione avevano un HbA1c inferiore, in media, rispetto agli adulti ed i bambini che non lo facevano.

Jenise C. Wong, MD, PhD, del Madison Clinic for Pediatric Diabetes presso l’Università della California, a San Francisco, e colleghi hanno analizzato i dati di 155 adulti (età media, 35 anni; il 50% uomini; 66% bianco) e 185 operatori sanitari dei bambini con diabete di tipo 1 (età media di bambino, 12 anni; 54% maschi; 69% bianco), che hanno completato un’indagine trasversale. All’interno della coorte, il 73% utilizza una pompa di insulina e il 32% ha utilizzato un monitor continuo del glucosio. Ricercatori hanno considerato i partecipanti downloader di routine se scaricano le informazioni sul dispositivo quattro o più volte all’anno, e hanno considerato i partecipanti revisori di routine se recensiscono propri dati la maggior parte del tempo in cui scaricano i medesimi valori dai loro dispositivi. I ricercatori hanno usato la regressione logistica per identificare i fattori associati con l’essere un recensore di routine.

I ricercatori hanno trovato che il 31% degli adulti e il 56% dei tutor di minorenni ha riferito di effettuare sempre il download dei dati da uno o più dispositivi; 20% degli adulti e il 40% dei caregiver sono stati considerati downloader di routine; Il 12% degli adulti e il 27% dei caregiver sono stati reputati revisori di routine.

I ricercatori hanno anche scoperto che gli adulti revisori di routine hanno avuto una media di HbA1c di 7,2% rispetto ai revisori non routinari che avevano un HbA1c media di 8,1% (p = 0,03); i figli dei revisori di routine avevano una HbA1c media del 7,8% rispetto ai figli dei revisori non routinari, che avevano un HbA1c media del 8,6% (p = 0,001).

Ricercatori hanno scoperto che gli adulti più anziani e quelli con una durata di malattia più lunga sono stati maggiormente propensi a rivedere regolarmente i dati del dispositivo: l’OR di essere un recensore di routine di uno o più dispositivi per ogni aumento di 10 anni di età è stato di 1,5 (95% CI, 1,1-2,1 ) e 1,7 per ogni 10 anni dalla diagnosi di diabete (95% CI, 1,2-2,4).

I ricercatori hanno detto: “i medici dovrebbero fare uno sforzo per aiutare i pazienti a comprendere meglio e utilizzare i loro dati”.

“I miglioramenti in hardware e software dei dispositivi potrebbero facilitare il processo di revisione dei dati, rendendo la raccolta dei dati, la visualizzazione e l’interpretazione più facile in futuro”, hanno scritto i ricercatori.

E a noi cosa resta da dire? Niente di nuovo purtroppo sotto il sole: già l’anno scosso riportavamo un esito analogo relativo a uno studio sempre sullo stesso ambito, riteniamo occorra fare di più sul versante dell’educazione sanitaria in campo diabetico, dedicando a momenti specifici di approfondimento sull’impiego dei dati rilasciati dai dispositivi magari con il contributo delle aziende produttrici assieme a medici e paramedici. Alle associazioni il compito di farsi promotrici del messaggio forte e chiaro.

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