Tecno

Debolezza

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Sensore

Faccio una dichiarazione pubblica di maturità, matusità diabetica e umana: appartengo a quella generazione che ascoltava la radio prima che in modulazione di frequenza (FM), in modulazione di ampiezza (AM), onde corte e lunghe. E tutte le volte riuscire a captare la stazione radiofonica era una impresa: vuoi perché le frequenze erano affollate, vuoi a causa la debolezza del segnale.

Poi gli anni passano le tecnologie si succedono ed oggi in piena era digitale le predette categorie non vi sono più ma quando guardiamo il nostro tablet, smartphone o portatile scorgiamo che il campo di copertura del segnale di connessione alla rete cellulare o al WIFI è scarso o debole con gli effetti conseguenti nel trasferimento di informazioni dalla rete al dispositivo.

La fibrillazione da connessione rappresenta un elemento di continuità tra le tecnologie. Il segnale è debole ovunque come la batteria si scarica con una velocità impressionante. Il segnale è debole ovviamente anche per noi diabetici avanzati con la tecnologia in mano, dotati si di microinfusore ultima generazione e sensore di grido ma che, nonostante tutto, emette l’avviso: segnale debole, sensore perso, batteria quasi esaurita.

Ognuno è debole ed ha un punto debole quindi non c’è da meravigliarsi lo sia anche la tecnologia frutto dell’ingegno umano e oggi la fragilità la si capisce nettamente con la presenza dell’elettronica in ogni campo. Basta pensare alla debolezza del segnale emanato dal digitale terrestre, ma anche satellitare.

Solo mi viene un accento da fare a tale proposito: va bene la necessità di vendere sopra ogni cosa, ma trattandosi di dispositivi medici, tra l’altro antesignani del venturo pancreas artificiale, avere un riscontro oggettivo sulle problematiche in corso d’opera per poterle affrontare meglio e non restare colti di sorpresa o doversi arrangiare lo ritengo necessario e non più rinviabile. In tutta questa panacea di soluzioni il silenzio di buona parte di noi è eloquente come al pari di chi ha la responsabilità in primis: il medico diabetologo visto che trattasi di dispositivo medico, invece vai a porre un quesito e scopri ne sa meno di te.

Il segnale è debole: bene siccome il pancreas in fase di test ovunque, Africa compresa, si regge su un algoritmo quindi un programma, mi auguro quando sarà stabilizzato e pronto per la distribuzione non faccia gli stessi problemi degli attuali sensori e non venga gabbato il software come sovente succede in svariati campi.

Tale riflessione la fa uno che è sostenitore della ricerca e progresso tecnologico ma senza fumo negli occhi però e prendendo ad esame tutte le problematiche per affrontarle e risolverle, come, ad esempio, sembra di recente aver capito la FDA.

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