Vivo col Diabete

DM: diabete migratorio

cambioParlare di fatti personali se non hanno una ricaduta e interesse collettivo non l’ho mai fatto né appartiene alla mia formazione e cultura.

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Sette giorni dietro scrivevo –  E giro pagina: con l’anno nuovo cambierò centro dopo 52 anni. Andrò via dal Policlinico Universitario Sant’Orsola di Bologna. Perché? Non certamente per i medici a cui va la mia stima e simpatia, ma semplicemente a causa della mancanza di futuro per la diabetologia bolognese, in termini di progettualità che di lungimiranza nell’assistenza. Siccome nessuno ascolta le proposte fatte sia dall’Associazione Diabetici di Bologna che presentate nelle pagine del blog sono costretto a migrare: penso andrò per le visite a Milano o Genova o Torino poiché Padova è murata e non prende gente da fuori regione.

Innanzitutto un aggiornamento: la migrazione per quanto riguarda la diabetologia è volta a Milano. Vedete nel corso della vita con il diabete, la mia, non ho mai voluto avere ragione per partito preso, a prescindere, ho sempre cercato attenzione sulle questioni che contano e importano per salute di una persona. Non sono mai stato un rompiballe, anzi forse sta proprio qui il mio limite in questi tanti anni di vita con e senza la malattia.

Ma non è mai troppo tardi per capacitarsi e svegliarsi e cambiare, perché il cambiamento in fondo risiede e sta nell’ordine stesso della vita, nel moto perpetuo dell’alternarsi delle generazioni, tra vita e morte, rinascita.

Vedete di processi di riorganizzazione in ambito sanitario nel corso di questi lustri ne ho visti a bizzeffe, ma una sola cosa non è cambiata qui a livello della “diabetologia” di Bologna, e in particolare nel Policlinico Universitario Sant’Orsola: la staticità. Il 2016 vedrà la chiusura del centro di cui sopra, ma questo sarebbe il meno, il vero punto risiede nella mancanza di certezze essenziali per la continuità assistenziale nei confronti dei pazienti diabetici di tipo 1 con un quadro complesso di criticità e comorbilità, complicanze legata alla patologia oltreché dotati di microinfusore e CGM. In Emilia Romagna sono stati pensati, ma nei fatti MAI attuati interventi di educazione terapeutica strutturata individuali e di gruppo tali da consentire al diabetico di migliorare le proprie conoscenze e abilità sulla malattia e sul suo trattamento, e gestire la terapia con competenza prevenendo complicanze evitabili. Nel diabete l’educazione sanitaria riguarda: la gestione e somministrazione della terapia iniettiva? il controllo glicemico? la verifica dell’apprendimento della tecnica e delle modalità di conservazione e somministrazione dell’insulina? la verifica dei siti di iniezione per evidenziare eventuali zone di lipodistrofia? l’alimentazione, il calcolo dei carboidrati e la relazione tra alimentazione, glicemia e movimento? l’istruzione all’uso del microinfusore e di altre tecnologie avanzate come i sensori (Cgm) e i sistemi integrati (Sap).

Poco o niente è stato fatto circa la verifica sull’adesione alla terapia e la prevenzione delle complicanze. Dei percorsi preventivi, diagnostici, terapeutici, assistenziali (Ppdta) s’è visto niente. A livello regionale, sono stati elaborati e formalizzati diversi documenti regionali come per esempio il piano diagnostico assistenziale del bambino con DM1? le linee d’indirizzo regionali del diabete mellito, la gestione integrata del DM2, il Percorso diagnostico terapeutico per il piede diabetico, le raccomandazioni regionali per un uso appropriato dei dispositivi medici, il percorso ospedale-territorio (gestione intraospedaliera e la pre-dimissione). Ma agli effetti pratici sulla realtà e nella vita del diabetico niente ho visto di realizzato, e sto parlando del centro di riferimento della città ovvero del Policlinico Universitario. E il registro epidemiologico del diabete?

Ho necessità di una struttura che mi presti attenzione, spero di trovarla nel Niguarda di Milano a cui mi rivolgerò nel 2016 per la cura e controllo del diabete.

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