Emozioniamo

E che C

Nella mano

Controllo calma conto, ma… a volte questo non è o forse è diverso da come schematicamente lo pensiamo, immaginiamo, e la realtà si fa diversa, già fuori dal nostro sguardo attraverso pareti di carta velina simboli di un voyerismo di masturbatorio senza attenzione e uditorio. Ecco allora ricevere per mail un racconto, una testimonianza di un amico, anche lui con il diabete come me, che non c’è più.

Era questo che faceva, continuava a dire a tutti: “sorridi!”, “andrà tutto bene!”, “cercami se hai bisogno!”, “ci sarò se vorrai!”, e tutte queste cose qui! La gente lo vedeva come un idolo, gli sorridevano tutti, contavano su di lui, credevano che la sua vita fosse perfetta, che lui non avesse superato nessuna infelicità, e che non avrebbe mai dovuto superarne, una persona così sorridente di certo non aveva dei problemi, e sembrava uno in grado di superarli subito in caso avesse dovuto averne! Beh, la gente vedeva male, la sua vita non era perfetta, aveva delle imperfezioni, forse troppe, lui amava gli altri, ma odiava se stesso, sorrideva per gli altri, che vedevano dentro di lui un arcobaleno, ma in lui c’era solo un’orribile tempesta, forte vento con tanta pioggia, non piangeva davanti agli altri, piangeva da solo, voleva essere triste da solo, senza coinvolgere nessuno, ogni giorno sceglieva quale maschera indossare, e nonostante piangesse, le lacrime non fuoriuscivano dalla maschera, gli altri non si accorgevano della sua tristezza, e anche se se ne fossero accorti, tanti, non sarebbero stati in grado di aiutarlo, non voleva aiuto, voleva un sorriso ricambiato, quando sorrideva alla gente, lo faceva col cuore, …e non giusto per farlo, quando piangeva, aveva davvero un forte dolore dentro, non piangeva per far pena, quando gridava, era perché non poteva tenersi le cose dentro, e preferiva gridarle al mondo, ma quando sorrideva nessuno ricambiava, quando piangeva nessuno gli metteva a disposizione una spalla su cui piangere, quando gridava invece, beh, nessuno lo sentiva!

Non chiedeva amore, chiedeva un abbraccio, uno sincero, uno falso avrebbe solo peggiorato le sue giornate, quando cadeva in ginocchio, non voleva che lo sollevassero, voleva una mano che lo aiutasse in parte a rialzarsi, una mano, solo quella, voleva che ognuno avesse la sua parte, in modo che il lavoro fosse diviso per essere meno faticoso, lui metteva la sua forza per rialzarsi, e l’altro la sua forza per tirarlo su! Nessuno porgeva quella mano, tutti la tiravano indietro se lui era caduto troppo in basso, ma lui cadeva sempre troppo in basso, e ormai aveva imparato a rialzarsi da solo, apprezzava l’aiuto di tutti, ma solo in pochi glielo offrivano, beh un giorno cadde molto in basso, non era tesa nessuna mano verso di lui, stanco della fatica e delle delusioni, decise di non rialzarsi, ma di girarsi pancia in su …e guardare il mondo dal basso, è vero, il mondo faceva schifo, ma oltre quello, ancora più in alto delle persone e delle cose c’erano degli elementi che brillavano, proprio lassù, in cielo, erano stelle, lui si chiedeva: “come può qualcosa brillare ancora dopo tutto quello che accade qui?”, beh ovviamente solo con la forza, la forza che c’è dentro di noi, quella che non tiriamo mai fuori, quella che teniamo dentro, non decidiamo noi quando tirarla fuori, ma viene fuori da sola, quando si rende conto che c’è ancora qualcosa per cui combattere, le stelle rappresentavano quelle persone che avevano bisogno di lui, e lui doveva rialzarsi e combattere per queste persone, perché avevano bisogno di lui, e lui le amava, e aveva bisogno di loro.

Non è mai stato quel che è stato. E’ solo capitato.