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Basta sapere fare l’insulina e poi tutto va a posto diceva il vecchio diabetologo Osho, ma come si dovrebbe sapere: tempi che vai soluzioni che trovi, e qualche volta non appare così chiaro e certo nel deserto cosa puoi trovare. Ora la sistematica lettura che si fa davanti a una patologia con l’equazione è: classificazione e patogenesi; sintomi e segni; diagnosi; terapia. Ma tutto questo ci basta?

L’educazione del diabetico, insieme alla dieta e all’esercizio fisico, è essenziale per assicurare l’efficacia della terapia prescritta, ma dalla linea teorica a quella effettiva, pratica come stanno realmente le cose? La verità sta sempre nel mezzo del valico, ovvero sono una parte minoritaria coloro che hanno la possibilità di partecipare a un momento specifico di “educazione” sanitaria, la maggioranza dei casi oggi avviene nelle strutture pediatriche, nell’area degli adulti c’è ma in modo poco noto o comunque episodico.

Al di là dei vari piani diabetici nazionali, regionali, locali e via di questo genere ritengo non solo che “l’educazione del diabetico” deve essere resa obbligatoria e incentivata per entrambi i protagonisti della malattia: operatore sanitario e assistito, ma, ad esempio, anziché fare una visita di controllo ogni due, tre mesi, recuperare uno di questi momenti con una bella sessione educativa e di aggiornamento nella gestione della patologia, perché non si finisce mai di imparare nella vita e figuriamoci col diabete!

Gli ambiti da conoscere e approfondire nella vita di un diabetico sono tanti e multidisciplinari, poiché la malattia non riducibile alla semplificazione estrema de: prendo un pastiglia e via. Si comincia dal controllo della glicemia: tutti i diabetici tipo 1 devono imparare a controllare da soli la glicemia e gli assistiti in trattamento insulinico devono essere istruiti a regolare le dosi di insulina in base ai valori riscontrati. La glicemia può essere misurata con gli analizzatori domestici di impiego immediato utilizzando una goccia di sangue prelevata per puntura dal polpastrello. La frequenza dei prelievi viene stabilita caso per caso. Idealmente, i diabetici in trattamento insulinico dovrebbero dosare il loro glucosio plasmatico ogni giorno prima dei pasti, da 1 a 2 ore dopo i pasti e prima del riposo notturno. Tuttavia, in pratica, si possono effettuare ogni giorno in orari differenti da 2 a 4 misurazioni, in modo che dopo circa una settimana di trattamento sia possibile una valutazione complessiva.

I diabetici tipo 1 devono essere istruiti sull’esecuzione dei test per i corpi chetonici urinari con le strisce reattive disponibili in commercio e si deve raccomandare loro di determinare i corpi chetonici urinari ogni volta che manifestano sintomi di raffreddore, influenza o altre malattie intercorrenti, nausea, vomito, dolori addominali o poliuria, oppure se riscontrano un livello di glicemia inaspettatamente alto durante una delle autodeterminazioni. Il dosaggio dei corpi chetonici in tutti i campioni di urina è raccomandato nei diabetici di tipo I che mostrano fluttuazioni notevoli, repentine e durature del loro grado di iperglicemia.

Trattamento dietetico: nei diabetici in terapia insulinica, il trattamento dietetico ha lo scopo di limitare le variazioni di orario, quantità o composizione dei pasti, che potrebbero rendere inadeguato il regime insulinico prescritto e causare un’ipoglicemia o una marcata iperglicemia post- prandiale. Tutti i soggetti in terapia insulinica richiedono una dettagliata terapia dietetica, comprendente una prescrizione dell’introito calorico totale giornaliero, indicazioni per le corrette proporzioni fra carboidrati, grassi e proteine nella dieta e istruzioni sulla distribuzione delle calorie tra i singoli pasti e spuntini della giornata. Un dietologo professionista può adattare il programma dietetico e la strategia educativa in base alle necessità individuali del diabetico. La flessibilità, d’altronde, aiuta a mantenere vive le motivazioni del diabetico.

Sono disponibili pubblicazioni di Diabete Italia, della collana Modus e Roche come di altre fonti sulla pianificazione del regime dietetico e l’educazione del diabetico. Tabelle di conversione che forniscono informazioni sul contenuto in carboidrati, proteine, grassi e calorie dei singoli alimenti vengono utilizzate per tradurre le prescrizioni dietetiche in un piano di alimentazione che dovrebbe prevedere cibi che riescono graditi al diabetico, purché non vi siano ragioni specifiche per escludere un particolare alimento. Cibi con valori di conversione simili (cioè simili calorie e simile contenuto di carboidrati, proteine e grassi) possono avere effetti differenti sull’iperglicemia post-prandiale in ogni singolo diabetico. Tuttavia, le tabelle di conversione sono utili nel ridurre le variazioni di quantità e composizione delle abituali colazioni, pranzi, cene e spuntini del diabetico.

Ecco alcuni piccoli esempi del perché educare significa rende migliore la vita del diabetico, e, aggiungo, del personale sanitario che si troverà davanti degli assistiti meglio coscienti e responsabilizzati, magari con più pretese ma con meno costi e drammi personali? Pertanto facciamo educazione al diabetico, ma veramente: gli strumenti ci sono mettiamoci la volontà.