Vivo col Diabete

E’ la vita con il diabete tipo 1 bellezza

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Ieri riflettevo sul tempo, oggi lo scorro e domani? Beh domani molto probabilmente mi genufletterò sul tempo, anzi magari resterò sdraiato su di un’amaca con la pioggia che mi bagna, il sole che mi scalda e il vento a portarmi via il valore delle emozioni. Rispetto ai miliardi di anni del nostro universo, la nostra “finestra temporale” è infinitamente limitata. Una goccia nell’oceano non rende minimamente l’idea. Anni luce di spazio senza vita e noi qui a contemplarli. Tutto questo conferisce all’esistenza e alla coscienza un valore inestimabile. Eppure, è la nostra percezione a dare forma e senso a ogni cosa. Se le emozioni rappresentano il veicolo con cui “riflettiamo” l’universo, non sono forse esse importanti quanto la vita stessa?

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Cosa sarebbe un’esistenza senza la sua percezione? Forse un elemento fine a se stesso. Per questo è incredibilmente importante dare spazio alle proprie emozioni: amare, sorprendersi, sfiorarsi, piangere, ridere, fantasticare, appassionarsi, esprimere i propri sentimenti anche andando contro tutto e tutti perché qualunque costruzione sociale non varrà mai quanto un’emozione. Cambiare, evolversi, scoprire, essere “folli”, sfidare il cosiddetto “senso comune”. Fare tutto questo consapevolmente demarca il confine tra esistere e vivere. Nel mezzo dell’infinito che ci precede, ci segue e circonda, sarà probabilmente l’unica cosa che abbia davvero avuto importanza. Naturalmente.

La percezione combinata all’azione e determinante nella vita e contesto con il diabete, sia per il diabetico medesimo che per quanti dividono il tempo con lui. Non sempre serve poiché nel perenne e imprevedibile gioco basato sulla prontezza di riflessi a volte freghiamo il sistema immunitario altre ci fotte lui. Ma essere preparati ad affrontarlo aiuta eccome.

Se le basi non te le indica e insegna nessuno e hai anni da campare lo imparerai da solo, lungo il tempo attraversato dai giorni e anni accumulati da visite e nozioni mutanti e no, ma sempre lì appese a un chiodo di cristallo a bordo del crinale.

In questo frangente dove tutto sembra essere un gioco: d’azzardo, al massacro, tra scommesse legali o clandestine, noi diabetici in fondo siamo dei giocatori incalliti no? Perché prima che scatti il fatidico “game over”, facciamo parte integrante del sistema SISAL: prova a indovinare come sarà la glicemia domattina, magari con preliminare spremitura delle meningi per ipotizzare il risultato.

E il diabetologo? Beh questa figura assomiglia sempre per più all’ottocentesco notaio di manzoniana memoria, anche perché essendo il diabetico di tipo 1 (adulto) solitamente o un esigente, o un che s’arrangia tanto sa che di questo tipo di malato al medico non gliene importa niente, dopo decenni di malattia resta l’apologia del caso a dare la via retta o errata che sia.

 

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