Diritti e rovesci

Ci siamo visti e torneremo a rivederci

POLICLINICO-SANTORSOLAConoscenza è la consapevolezza e la comprensione di fatti, verità o informazioni ottenute attraverso l’esperienza o l’apprendimento (a posteriori), ovvero tramite l’introspezione (a priori). La conoscenza è l’autocoscienza del possesso di informazioni connesse tra di loro, le quali, prese singolarmente, hanno un valore e un’utilità inferiori. (fonte: enciclopedia Conoscere, Fabbri Editore). La conoscenza ha molteplici sfaccettature e un valore unificante: per crescere evolversi ed espandersi necessita di essere alimentata e come se non tramite un’apertura mentale e condivisione dei saperi ed esperienze acquisite, la critica, l’analisi, il contraddittorio. La conoscenza è un viaggio che non dura tutta la vita perché è la vita stessa.

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Sono riflessioni queste mie molto probabilmente ritenute ovvie e forse anche banali, ma vedete proprio un ultimo tassello del viaggio personale nell’Italia diabetica l’ho compiuto lo scorso fine settimana partecipando ad un evento promosso dalla dottoressa Sonia Toni, Dirigente Medico, Responsabile del reparto di Diabetologia pediatrica dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Meyer, uno dei migliori plessi ospedalieri pediatrici italiani. Tale incontro era proprio proteso a far conoscere la predetta realtà, i passi della vita con il diabete tipo 1 ad esordio nell’infanzia/adolescenza.

La rete assistenziale ambulatoriale per i diabetici tipo 1 e insulinodipendenti tipo 2, al centro come in periferia, ha diverse facce, io provengo da una realtà, quella del Policlinico Universitario di Bologna, ove per decenni non si è fatta né innovazione nel trattamento terapeutico della malattia (microinfusore e sensore, ma non solo), non si è fatta educazione terapeutica e altri processi preventivi sotto il profilo dell’emergere delle complicanze e comorbilità autoimmuni collegate al diabete tipo 1 negli adulti. Come è mancato un approccio umanizzante verso il paziente e una profilatura psicologica in grado di avere almeno un’idea dei problemi presenti nell’accettazione e convivenza con la malattia da adulto. Le scelte fatte sono andate verso la quantità di prestazioni erogate anziché la qualità dell’assistenza. E oggi? Oggi la situazione della predetta diabetologia del Policlinico universitario vede, a fronte di 4000 pazienti di diabete tipo 1 e 2, due soli medici diabetologi veri (con specializzazione in endocrinologia, l’unica titolata a seguire il diabetico), un terzo va in pensione tra poco meno di un mese.

Servono meno convegni e più sviluppo di pratiche organizzative reali volte a rendere l’assistenza di qualità per i diabetici non una chimera, un’astrazione filosofale, ma un dato concreto.

Tra manifesti, protocolli e piani nazionali, regionali, condominiali rimasti sulla carta manca in realtà una cosa molto semplice, peraltro presente in altri paesi europei con strutture dedicate molto più avanti delle nostre in fatto di diabete (Germania, Paesi Scandinavi, Paesi Bassi): si chiamano  standard base di cura senza i quali le strutture, sia pubbliche che private, non possono essere accreditate per l’assistenza. Tra gli standard c’è un programma dettagliato e organico di educazione terapeutica per il diabetico all’esordio con ripetizioni a intervalli regolari, oltre al monitoraggio reale delle pratiche cliniche e metodiche terapeutiche.

E’ molto difficile che mi arrabbi, ma stavolta proprio non ce la faccio: assistere allo scempio dell’assistenza diabetologica bolognese, con un manipolo di eroi  costituito da tre medici diabetologi, che debbono fare fronte da soli a situazioni patologicamente complesse come: diabete scompensato, in gravidanza, diabete con complicanze e comorbilità gravi, microinfusore e CGM da seguire, ecco assistere impotente a tutto ciò è inaccettabile sia per loro come per noi pazienti sottoposti a snervanti attese per una visita e il rischio molto forte di vedere diabetici mollare e non farsi più vedere da nessuno, un poco come accadde a me diversi anni fa.


Aggiornamento: L’articolo di oggi è l’ultimo che pubblico sia per quanto riguarda la “saga diabetologica” bolognese che la materia diritti, risvolti e rovesci in campo diabetico: la materia non garba, ho compreso, quindi su altre tematiche volgo lo sguardo e l’attenzione. Vedete assieme all’incontro del Meyer ho fatto un’esplorazione nel mastodontico complesso dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Careggi di Firenze, una vera e propria città della salute, moderna e con ogni competenza ricompresa al suo interno. Allora dico la salute sta prendendo la direzione d’essere un fatto individuale e non più un diritto costituzionale quindi collettivo, pertanto anziché starsi ad arrabattare per cambiare l’ambulatorio sotto casa grazie alla libertà di scelta e di cura per il medico e la struttura uno può andare a cercare e trovare la persona giusta in grado di seguirlo in modo adeguato e conforme ai protocolli e standard della patologia. Per me che sono di Bologna il caso del Careggi come Niguarda altro presidio sanitario è emblematico. Il primo lo si raggiunge in 40 minuti di trasporto pubblico il secondo in 75 minuti. E’ la concorrenza anche in campo sanitario a offrire una sfida per migliorare i servizi erogati in diabetologia. In Italia ci sono 850.000 medici in servizio e 250.000 in pensione che continuano a svolgere la professione.

Nuovo Ingresso del Careggi

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