Emozioniamo

Punto e a capo

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Child in spring field

Impara a camminare sulle ore del nuovo giorno con la certezza che ogni passo ti porterà verso la felicità che stai cercando.

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Se mi guardo indietro ho come la sensazione di aver vissuto cent’anni.

Il profumo di una mattina di estate, l’odore della terra, i fiori che si preparano al caldo di mezzogiorno. L’acqua e il fiume, le foglie che lentamente cadono lasciando trasportarsi dalla corrente, gli uccellini che dialogano nel loro linguaggio logico e indiscutibilmente armonico, l’amore che sfiora, il sole che spunta e si perde nel immenso cielo, la vita che scorre in un tempo senza tempo con i suoi limiti senza limiti.

Se mi guardo indietro scopro, quanto difficile sia ridimensionare la propria esistenza, le esperienze e le aurore, gli amori e i tramonti. Le notti a contemplare le stelle e la luna radiosa che si spinge silente verso l’apice della sua bellezza.

Solo un passo indietro e vedo che certe esperienze ci hanno irrigidito, alcune parole ci hanno toccato nel profondo e altre per magia sono rimaste nella superficie e incapacità di farle valere per quanto importanti erano.

Mentre la vita scorre e scorre come un fiume, disinteressata e cattiva a tratti, bella e romantica a momenti, scorre spensierata tra i sassi delle nostre delimitazioni, gli ostacoli che naturalmente sono lì, proprio ai nostri piedi, messi da un’essenza naturale che si rifiuta di muovere l’onda della infinita felicità e imparando passo a passo a ridimensionare la propria esistenza ci si imbatte in quelle situazioni che richiedono un’urgente decisione in quelle che lasciamo andare nel tempo, in quelle cose che ci fanno chiedere qual è il limite dei nostri limiti?

A un tratto però la risposta appare trasparente piena di energia e senza dubbio crudele come una iena che divorando una gazzella si dimentica che nella vita non tutto quel che conta è ciò che conta.

Il limite ai nostri limiti è il limite che noi stessi abbiamo creato per far valere la nostra paura davanti ad un destino irreversibile.

Delimitare il proprio destino è privarsi della opportunità di scoprire le proprie dimensioni o meglio; la “propria dimensione” che non è terra non è acqua, non è aria ne metallo, non è fuoco ne sostanza, è solo essenza profonda quasi irraggiungibile quanto infinita.

“Non delimitare il tuo destino, qualunque cosa tu stia vivendo ora è in continuo cambiamento”

Un’altra domanda che viene spontanea è qual è la vera dimensione dell’amore …della felicità, del nostro centro?

La vera dimensione dell’amore, non è di certo “dimensione” ma è “essenza” la distanza tra qualunque sentimento e l’amore si misura con un bacio, l’amore è sempre lo stesso, sempre grande quanto infinito, cieco, sordo, senza tatto ne pelle.

L’amore è tutto ciò che è essenza e mancanza di essa. L’amore è il tutto.

La dimensione della felicità è la nostra capacità di ridimensionare la propria esistenza.

Il nostro centro non si trova nel condizionamento, non si trova nella paura né nel rifiuto, non è nella critica né nel giudizio, ne nelle domande e risposte non è nel passato né nel futuro, il nostro centro è talmente semplice che passa inosservato. La nostra semplicità è centro, la nostra originalità, la creatività e la reazione consapevole davanti al tempo e non tempo, il nostro centro si trova nella capacità e grinta di accettare che il non tempo appartiene al presente e quel presente è l’unica cosa reale con la quale abbiamo a che fare.

Ma la vita ha uno scopo, la vita è evoluzione, crescita, progresso ed è un viaggio verso la paura più immensa che ognuno di noi ci troviamo come destinazione ed è per questo che quando si incrocia la morte non importa quale etichetta le persone ti hanno incollato, non importa quanto famoso sei stato, quanto audace, calmo, avventuriero, acido, dolce, arido o fertile.

Importa quanto grande è stata la dimensione che sei riuscito a scoprire e con l’intensità nella quale l’hai vissuto.

La consapevolezza della morte rende fragili e forti allo stesso tempo infinitamente amorevoli perché non c’è nulla altro da esperimentare se non la propria trasformazione che accade giorno per giorno verso la realizzazione della trasformazione compiuta che è la morte.

Domani rinasciamo

 

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