Attenti a quelle 2

Reagire per vivere…

wp-1468139142895.jpgQualcuno diceva che non si può entrare nella solitudine dell’altro. Detto così suona strano, non vero. Anche se adesso, beh, senti addosso il peso di questa frase. E non solo. Di più senti il peso dei eventi dei ultimi mesi. E il mondo ti crolla addosso. No, non è vero. Il mondo ha cominciato a crollarti addosso già quel 26 maggio. Con quella chiamata appena svegliata che ti diceva che il pap test era positivo. Ma non ti preoccupare dicevano, sicuro è un falso positivo, sei troppo giovane. Ma quella voce sconosciuta perde sicurezza quando li dici che tua madre ha avuto un tumore al collo dell’utero e che sei pure diabetica. E devi aspettare 2 lunghe settimane per fare la visita che ti dovrebbe chiarire tutto. Nella quale avresti una risposta. Eh no. Pensavi male. Li saprai solo che ci sono delle cellule anormali. Ma per di più si aspetta la biopsia. E da li un altro mese da aspettare. Un lungo mese che sembra non arrivare alla fine. E poi sei li. Da sola in quella sala ad aspettare una risposta. Una risposta che ti può cambiare definitivamente la vita. E invece no. Non è una risposta definitiva. Ok, ti dicono che non c’è niente di maligno. Ed è una buona cosa. Ma queste cellule anormali ci sono. E ci saranno li. E ci dovrai ritornare tra 3 mesi. E li non si sa. E li non è finita. Devi sempre essere in allerta. E crolli. Vivere così non si può. E in momenti così capisci il vero senso del “c’è di peggio”. Perché c’è di peggio. Ok che la sicurezza non c’è l’abbiamo per niente, ma no, queste cose così davvero sono troppo. Perché non finiscono. Non esistono pause. Perché se non stai attenta anche per solo un’attimo, beh, ti può trascinare nel suo vortice. E sai qual’è la cosa più ironica? Che da fuori sembra tutto perfetto. Che la tua vita sembra perfetta. Semplicemente perché non riesci a parlare. Semplicemente perché ti ritrovi ad essere sola ad affrontare tutto. E non ti puoi permettere di crollare. Non adesso. Ed è come se ci fosse un blocco. Come se le parole avessero paura di uscirne. Come se se uscissero tutto diventerebbe realtà. Ma poi ti rendi conto che ormai è la realtà. E far finta non cancella la cosa. Anzi. Forse è peggio. Perché non è un momento che si può fare finta di niente. È un momento che si deve reagire. Reagire per vivere. Perché per questo si tratta. Di lottare per vivere, per questa vita che ogni tanto (di troppo) ti mette lo sgambetto…
Pensieri sparsi, incoerenti e non inerenti al tema del diabete. Ma fanno parte di me. Perché il diabete non è l’unico che ne fa parte. Purtroppo direi adesso. Eh sì, l’ho scritto anche per cercare di tirare fuori anche un solo pezzo di quello che potrebbe essere questo periodo. Anche se non è completo. Mancano pezzi, mancano parole, manca la forza… Ma non vuol dire che ci rinuncio. Quello mai. Semplicemente ogni tanto crollo pure io. Ne ho bisogno direi adesso. Crollare per rialzarsi dopo, più forte di prima.

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