Dai media e web

Fa bene, fa male

conoscenzaIeri stavo passando in rassegna diverse notizie di fonte scientifica concernenti il diabete, quasi tutte non avevano una ricaduta pratica e concreta nella nostra vita quotidiana, alcune anzi manco finiranno per vedere un seguito, altre potrebbero diventare un pezzetto del puzzle che, forse, andrà a completare la mappa della malattia. Poi le agenzie riportano la solita cantilena di studi che di nuovo non dicono niente circa gli effetti delle complicanze scaturite da una glicemia scompensata per molti, troppi anni, le quali vanno a colpire occhi, cuore, reni, cervello, stomaco, vescica, sessualità, mente, piedi, unghie, gengive, alito e molto altro ancora.

Come avevo già scritto un mese fa al riavvio de Il Mio Diabete, la modalità di comunicazione e il contenuto della stessa cambia: concretezza significa dare informazione di terapie e soluzioni per la vita di tutti i giorni con la malattia e che siano disponibili o prossime ad esserlo. Gli esempi del pancreas artificiale o del sensore Senseonics fanno da contrappeso ai tormentoni diabetici che invece cerchiamo accuratamente di evitare. Altro esempio: un report scientifico che associa l’insufficienza renale cronica al manifestarsi di stati depressivi è una informazione che mancava come dato di conoscenza.

Ma la completezza degli sforzi per dare il più possibile una panoramica ricca e varia di quanto si muove attorno e nella nostra malattia non può essere considerato tale se lasciamo fuori il circo associativo nelle sue varie manifestazione e trasformazioni.

E proprio leggendo della frantumazione del cartello Diabete Italia, una sorta di trade union nazionale di tutte le associazioni di medici, operatori sanitari e pazienti per avere un momento unitario davanti alle istituzioni pubbliche sulle questioni normative e politiche riguardanti il diabete, e per organizzare in Italia la Giornata Mondiale del Diabete che si svolge ogni anno il 14 novembre, è dovuta all’uscita di due organizzazioni: la Fand associazione di diabetici e la SID Società Italiana di Diabetologia (che raccoglie i medici e ricercatori universitari).

Beh quanto accaduto non è niente di nuovo sia sotto il sole (forse la causa primaria di quanto accaduto) che nelle segrete stanze del potere. L’insieme di associazioni che ambiscono a rappresentare il mondo diabetico, sia come sanitari che pazienti, assomiglia a una figura animale presente nella celebre favola moderna di Orwell: la fattoria degli animali. Si tratta di tanti Benjamin (o Beniamino), un asino, un cinico che dubita della sincerità di chi gli sta attorno. È anche scettico, dubita della verità di molte teorie o fatti. Impara a leggere, ma rifiuta di mettere la propria abilità al servizio degli altri animali. Solo alla fine, quando l’Animalismo è ormai naufragato, accetta di leggere agli animali l’unico comandamento rimasto. Più volte ha ripetuto la stessa frase «Gli asini hanno vita lunga. Nessuno di voi ha mai visto un asino morto».

In tutta questa vicenda si è capito alla fine solo una cosa: ancora una volta esce sconfitta la politica buona, quella di perseguire il bene comune e non sfaldarsi davanti alle difficoltà, non battere la fuga davanti al nemico ma affrontandolo, non si va via perché è stato negato un seggio, una poltrona.

Credo che, se i diabetici esistono veramente e non sono una allegoria inventata dagli endocrinologi per aver ragione della loro esistenza professionale, dovrebbero ritrovarsi insieme senza steccati di sigle e convenienze per dare un nuovo e migliore orizzonte sia nella qualità della vita con la malattia che nella riqualificazione e riorganizzazione dell’assistenza sanitaria in questo campo, in tutta Italia.

Una volta tanto smettiamola di fare gli individualisti, i campanilisti, gli ottusi. Per cambiare e progredire occorre conoscenza, apertura mentale e dialogo. Prendere nota grazie.