Reni

Scoperti i biomarcatori per la prognosi dell’insufficienza renale cronica

discoveryofbAttualmente, non esiste un metodo efficace per prevedere la prognosi dell’insufficienza renale cronica nei pazienti (CKD). Tomonori Kimura e Yoshitaka Isaka, ricercatori del Dipartimento di Nefrologia, Università di Osaka, hanno rilevato che la misura dei D-aminoacidi, la quale presenta tracce solo nella specie umana, e fornisce informazioni sulla prognosi della CKD. L’attuale scoperta faciliterebbe il trattamento della condizione renale e quindi ne migliorerebbe la prognosi, e potrà anche portare alla ulteriore scoperte utili nella terapia. Il potenziale applicativo non è limitato alle malattie renali: ma si estende al contesto di varie patologie legate allo stile di vita, come il diabete mellito e ipertensione, nonché a malattie mortali tra cui le cardiovascolari. Lo studio è stato pubblicato sulla rivisita Scientific Report.

L’insufficienza renale cronica (CKD) è un problema critico per la salute. La sua prevalenza è molto elevata a livello mondiale e il numero di soggetti colpiti da malattia renale allo stadio terminale (ESKD), che hanno bisogno di ricevere la terapia con dialisi ha un costo proibitivo, in aumento di anno in anno. Inoltre, il rischio di malattie cardiovascolari e morte aumenta con la progressione dello stadio della CKD. Pertanto, è fondamentale per evitare che pazienti con IRC progrediscano verso l’ESKD, tuttavia, non ci sono metodi efficaci per prevedere la progressione dell’insufficienza renale cronica.

D’altra parte, gli acidi D-amminoacidi, gli enantiomeri di L-aminoacidi, sono sempre riconosciuti come potenziali biomarker in diverse malattie, particolare sin ora trascurato nella patologia renale.

I risultati di questo studio forniranno un nuovo metodo per il clinico che potrà identificare l’insufficienza renale cronica in pazienti ad alto rischio di progressione a malattia allo stadio terminale ESKD. Le informazioni riportate dagli D-amminoacidi consentirebbero di selezionare il miglior trattamento per l’individuo, così come la scoperta di nuove terapie. Questo metodo è applicabile anche a malattie come le diabete mellito e ipertensione e cardiovascolari, la cui prognosi sono fortemente influenzate dalla progressione della CKD.