Attenti a quelle 2

Il prezzo della libertà

Da molte parti ho sentito di genitori preoccupati che pensano come faranno i figli quando andranno via di casa. Soprattutto durante la notte, quando finora sono sempre stati loro a vegliare quel sonno non sempre tranquillo. Non c’è una “ricetta” uguale per tutti. Perché c’è chi indipendente tutto rimane li, al “sicuro”, vicino alla famiglia che lo può sempre tener d’occhio. E poi c’è chi sceglie la strada di tagliare una volta per tutto il cordone ombelicale. Non è che una delle due scelte è giusta o sbagliata, dipende dai punti di vista. Io però ho scelto la seconda, forse la più difficile da certi punti di vista. Cioè, avere sempre qualcuno che ci sia quando hai bisogno è facile, alla fine quando non c’è la fai più c’è sempre qualcun altro che farà al posto tuo, una glicemia, un’iniezione, o che ci sarà a darti lo zucchero di notte quando tu sei in ipo. Ma ditemi, si vive davvero così? Nel vero senso della parola? Si può imparare a gestire il diabete e la vita se c’è sempre qualcuno a raccogliere i cocci per terra? Fino ai 18 anni non ho mai gestito del tutto il mio diabete, anzi, quasi sempre erano i miei a occuparsi. Io mi facevo l’insulina da sola solo quando volevo andare fuori casa. E la mia gestione finiva li. Intorno ai 17 anni ho visto la conta dei cho, però a farmi l’insulina era quasi sempre mio padre. Che dire? Forse per la società in cui vivevo e per il fatto che di conseguenza i miei non avevano mai accettato il mio diabete, pure io non l’avevo accettato. Il “minimo” dei danni fatto è stato di mangiare di nascosto e non farmi l’insulina…per anni…Poi intorno ai 17 anni, quando stavo lottando da sola per uscirne da una forte depressione, ho deciso che appena potevo me ne sarei andata da quella realtà, da quella situazione (anche se da alcune lettere sparse in giro, era una cosa che volevo da anni, sentivo che il mio posto non era lì…) E così è stato. A 18 anni vado via di casa, vengo in Italia, in un altro stato…Con un diabete instabile da gestire. Con nessuna esperienza concreta per come fare. Con nessuno che poteva farlo a posto mio. Avevo tagliato il cordone ombelicale una volta per tutto. E mi dovevo arrangiare. Se dicessi che è stato facile, beh, direi una bugia. Ci sono state delle notti  a rincorrere delle ipo che non ne volevano sapere di alzarsi fino alle 5 del mattino (per poi “svegliarsi” alle 7 perché dovevi andare a fare delle cose). O di quella volta che per far scendere un 572 ho beccato un capillare e dopo un ora avevo 150, e tutta la “corsa” per non andare in ipo pesante (se in un ora era scesa di quasi 400, dopo 2 ore quanto sarebbe stato?). O di quella volta che per una reazione psicosomatica dal dolore che mi ha dato l’ago quando stavo per metterla, rischio di svenire ed ero sola a casa, e l’unica persona che anche al nome di solo umanità doveva dire di sì quando li ho chiesto di venire da me, ha deciso che non era una buona idea venire. O di quelle volte svegliate con il cuore a mille per un ipo improvviso nel cuore della notte. Quelle ore passate da sola a cercare di capire di cosa non andava quando eri li a seguire tutte le indicazioni del medico. O di quelle ore a cercare di fare scendere quelle iper che neanche volevano sapere dei litri di insulina fatti. E chissà quanti altri esempi. Ma poi c’è l’altra parte della medaglia. La decisione dopo neanche 5 mesi che ero in Italia di andare dalla psicologa per vedere il discorso “accettazione del diabete”. E di arrivare al punto di riuscirci veramente. Riuscire a gestire il diabete, a scegliere di volere il micro anche quando tutti mi dicevano che ero pazza a metterlo. Riuscire a non vergognarmi di fare l’insulina in pubblico e soprattutto non vergognarmi per una malattia che poi non avevo neanche cercato. A riuscire a capire come funziona il mio corpo e riuscire anche a dormire da sola di notte, senza che qualcuno mi controlli per forza (alla fine riesco a sentire una ipo anche se dormo). A lavorare a turni impensabili da alcune persone. Ad andare da sola a Barcellona e farmi anche 8 ore a piedi senza mai andare in ipo. A conoscermi. A volermi bene. A gestire la mia vita. Soprattutto ad avere una vita. E dopo 7 anni che faccio tutto da sola, beh, anche se mi è costato caro, rifarei tutto altre mille volte ancora. Ed è questo che dico a tutti i giovani o ai loro genitori, tagliate il cordone ombelicale. Perché per quanto il prezzo della libertà è alto, ne vale veramente la penna.