Vivo col Diabete

Bologna – Policlinico Sant’Orsola – Clinica media vecchia – padiglione 11, sbadiglione 100

Solitamente pubblico al mattino l’articolo quotidiano oggi l’eccezione è dovuta alla giornata trascorsa presso l’ambulatorio di diabetologia nel plesso ospedaliero di cui al titolo per l’ultima visita medica di controllo del diabete in 53 anni di malattia e 55 d’età. Non vi racconterò dell’accertamento sanitario in sé invece mi soffermo per una riflessione su domani 31 agosto, giorno in cui smetterò di curarmi ovvero di fare insulina e ogni altro trattamento farmacologico impiegato per le diverse malattie che mi affliggono, molte delle quali dovute al diabete. E arrivare fino alle estreme conseguenze.

farmaci

L’anemia può essere una complicanza del diabete correlata alle prime fasi di moderata nefropatia. Occorre quindi controllarla e intervenire, se necessario, per non aumentare ulteriormente il rischio cardiovascolare.

La persona anemica ha un numero ridotto di globuli rossi e, soprattutto, non dispone in modo sufficiente di una molecola, l’emoglobina, che le persone con diabete conoscono bene per altre ragioni. L’anemia si manifesta, generalmente, con sintomi quali stanchezza, debolezza, difficoltà di concentrazione o mal di testa. Chi soffre di una forma acuta di anemia ha sintomi più gravi come fiato corto e tachicardia.
Un’altra complicanza associata al diabete, poco diagnosticata ma assai frequente, è la neuropatia autonomica. Questa neuropatia potrebbe ridurre l’azione dell’eritropoietina o interferire con il meccanismo che la secerne. Tanto è vero che esistono casi di persone con diabete e anemia ma con una funzione renale perfetta. Proprio questo potrebbe spiegare l’insorgenza prematura dell’anemia nella persona con diabete, la maggior frequenza e severità: qualunque sia il livello di funzionalità renale, la persona con diabete – di tipo 1 o tipo 2 – ha più probabilità di un altro di sviluppare anemia. Questo significa che l’anemia va controllata già a livelli di moderata nefropatia.

Ma la mia stanchezza non è stavolta legata all’anemia che è pure uno dei tanti problemi presenti in catalogo: il punto e sottolineo punto è che mi sono proprio rotto il cazzo! In 53 anni di malattia nessuno mai di endocrinologo o come altro accidenti si chiama si è mai preoccupato di accertarsi di una di queste compagne del diabete tipo 1, come di altre simili, nessuno ha mai esplorato le aree di iniezione dell’insulina per verificare la presenza di lipodistrofie  e simili.

Ora ho capito perché si è deciso sulla macerie dell’assistenza sanitaria ai diabetici di tipo 1 di lasciare le cose come stanno,ovvero andare avanti con personale sanitario ad esaurimento o con esauriti senza rimpiazzi, senza punto e basta. E allora a che serve fare la terapia? E allora a che serve controllare la glicemia, sbattersi ogni santo giorno con il microinfusore  d’insulina e il monitoraggio continuo del glucosio per doversi arrabattare sempre da solo innanzi ai problemi legati al predetto strumento.

Ora ho capito che vale la legge del taglione: tagli a strutture di qua e di là, alle prestazioni e farmaci e infine la noncuranza verso il malato diabetico di tipo 1 adulto complicato da patologie invalidanti e simili. Ho capito che il sistema ti sistema prendendoti per stanchezza e nel mio caso c’è riuscito: tra una settimana smetto di curarmi e siccome la mia non è una sceneggiata da trattare con altre sceneggiate: incontri con l’assessore di turno, il munifico rettore, e altri baroni della medicina e università concludo semplicemente dicendo: le corsie dei padiglioni del Policlinico di vite e morti sono disseminate, per risolvere i problemi ci vogliono fatti e atti concreti immediati punto. Meno cinismo, più umanità e cura verso le persone con diabete.

Visita durata trenta minuti, 6 ore d’attesa, due soli medici.

#AddioSergioVenturi