Terapie Vivo col Diabete

La variabile del pollo e i tacchi del polpo

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Esempio ricorrente: Accade praticamente sempre nelle persone con diabete, di ambo i tipi, che subito dopo i pasti l’insulina in circolo non sia sufficiente ad assorbire il carico di carboidrati assunti. Si determinano così iperglicemie di varia intensità: da leggere a piuttosto forti a volte brevi (se facciamo un grafico delle glicemie vediamo proprio un ‘picco’) altre perduranti. I picchi che durano poco non modificano sensibilmente la glicata, ma numerosi dati sperimentali ci confermano che – soprattutto se postprandiali – questi picchi hanno un effetto molto marcato specialmente sul rischio cardiovascolare e questo ci spiega molte cose.

Sono almeno trent’anni che grandi ricerche, ad esempio al DCCT per il diabete tipo 1 (acronimo di Diabetes Control and Complications Trial), hanno trovato un rapporto forte tra il livello di emoglobina glicata e le complicanze microvascolari. Una persona con una glicata di 9% rischia danni ai reni e agli occhi più di una persona che ha una glicata di 8% e molto più di una persona che riesce a stare sotto il 7%. Ma questa relazione – che comunque conosce eccezioni – è molto più debole se parliamo di danno macrovascolare, cioè del processo di danneggiamento e chiusura progressiva delle arterie. Troviamo aterosclerosi o eventi cardiovascolari anche in persone con una glicata accettabile. Come mai? La risposta, oltre che in quella che viene chiamata ‘genetica delle complicanze’, ovvero la predisposizione intrinseca di un soggetto a manifestare o no le complicanze, potrebbe risiedere nella variabilità glicemica.

Comunque va fatta una puntualizzazione: il diabete viene spesso additato come la causa di tutti i mali, una sorta di relè per l’avvio di altre malattie e danni agli apparati del corpo umano, ma le cose andrebbero rilette in molti casi. Nel diabete di tipo 1 ad esempio ci sono fattori patologici che non dovuti necessariamente al mellito, il colesterolo è tra questi ma anche un ictus o evento cardiovascolare può appartenere alla storia familiare del paziente, poi certo il diabete non aiuta a migliorare le cose.

Ecco un’altra buona e forte ragione che porta a sostenere l’importanza della formazione del registro del diabete con una raccolta di tutte le informazioni e dati relativi alla storia clinica dei pazienti, tale da poter essere d’aiuto sia nella pratica medica quotidiana che nella ricerca scientifica e la messa in atto di percorsi innovatici sia sotto il profilo organizzativo come terapeutico.

La vita è varia e la ‘variabilità glicemica’ è un concetto chiave della nostra esistenza con il diabete. Ognuno di noi ha un andamento differente della glicemia. Roberto ha una glicemia ‘ballerina’ che alterna situazioni di ipo e di iperglicemia, mentre Gina tende a rimanere su valori abbastanza stabili. È chiaro che si tratta di due situazioni diverse ma può benissimo essere che alla fine della demo Roberto e Gina risultino avere la stessa percentuale di emoglobina glicata. Insomma, la ‘glicata’, da sola, non riesce a dare una immagine chiara della situazione ed è per questo che è importante misurare anche la variazione delle glicemie.

Dati e datario, sia che te le scrivi su carta o li immetti nel dispositivo mobile o fisso, sono uno degli ingredienti base della ricetta di vita con il diabete.

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