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Diabete: di tutto un po’

Jet airplane cockpit with two pilots crewmembers

Jet airplane cockpit with two pilots crewmembers

1.Diabete Pilota

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Pilotare un aereo anche se si ha il diabete: è possibile senza mettere a rischio la propria e l’altrui sicurezza. Lo dimostra uno studio inglese presentato al Congresso dell’Associazione europea per lo studio del diabete (Easd), che fa così cadere uno degli ultimi tabù sul lavoro per le persone affette da questa condizione.
Lo studio dimostra infatti come i piloti delle linee aeree commerciali inglesi con diabete in trattamento con insulina abbiamo condotto negli ultimi tre anni un aereo su voli dal breve al lungo raggio, senza problemi, mantenendo i livelli di glicemia in buon compenso e monitorandoli con un glucometro in cabina di pilotaggio. Nel 2012 la Gran Bretagna è stata la seconda nazione al mondo (dopo il Canada) a consentire ai soggetti con diabete in trattamento insulinico di ottenere un Certificato Medico di Classe 1 per la Licenza di Pilota Commerciale. Nel 2015 anche l’Irlanda ha seguito l’esempio. Una task force di esperti medici e dell’aviazione britannica ha quindi sviluppato un protocollo ad hoc che regola la certificazione medica dei piloti in terapia con insulina. I piloti che ottengono questa certificazione sono soggetti a requisiti molto stringenti (controllo della glicemia prima e durante il volo). Lo studio e’ gia’ all’attenzione dell’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile (Enac) che guarda ”agli importanti sviluppi emersi dai recenti studi” relativi proprio alla possibilità anche per le persone affette da diabete di esercitare l’attività di pilota aereo. Studi che, sottolinea l’Enac indicano la necessità di una innovazione della normativa in materia”.
Tuttavia, rileva l’ente, il tema “deve comunque essere portato avanti nel contesto europeo che è regolamentato dall’Agenzia Europea per la Sicurezza Aerea”. Lo studio presentato all’EASD ha valutato i primi risultati e la sicurezza del programma inglese. Sono stati analizzati tutti i file medici dei 26 piloti insulino-trattati, prendendo in considerazione età, tipo di diabete, valori di emoglobina e tutti i voli effettuati con il relativo monitoraggio delle glicemie durante il volo: complessivamente, solo 19 misurazioni (lo 0,2%) sono risultate nel range rosso, ma al momento non risultano casi di piloti inabilitati al volo. Alla luce di questi risultati, varie nazioni europee hanno ora manifestato interesse in questo programma. Anche l’American Diabetes Association sta sviluppando delle raccomandazioni da condividere con la US Federal Aviation Administration per consentire di individuare i potenziali piloti con diabete senza rischi particolari di inabilitazione. Al momento tuttavia anche negli USA, la diagnosi di diabete preclude la possibilità di condurre aerei commerciali. E l’Italia? ”L’attuale normativa – afferma Giorgio Sesti, presidente della Società Italiana di Diabetologia – non consente la concessione della licenza a piloti di linea con diabete in trattamento con insulina ma i progressi del trattamento del diabete con nuovi farmaci sempre più intelligenti che riducono i rischi d’ipoglicemia aprono alla possibilità che questa patologia possa essere trattata in assoluta sicurezza anche con insulina. Lo studio inglese dimostra chiaramente che è possibile pilotare aerei su rotte commerciali in piena sicurezza attraverso un attento monitoraggio della glicemia e un protocollo rigoroso”. Per questo, annuncia, ”la SID è disponibile a collaborare con le autorità regolatorie italiane per approfondire la tematica e sviluppare protocolli per il trattamento e il monitoraggio della terapia”. Al momento la Gran Bretagna dispone della più vasta ‘flotta’ al mondo di piloti diabetici e rappresenta dunque, concludono i diabetologi, ”un esempio nel campo della non discriminazione sul lavoro per le persone con diabete”.

2. Cellule idrauliche all’EASD

Scatenando una sorta di squadra di ‘cellule idrauliche’, ribattezzate dai ricercatori ‘Super Mario’ come il personaggio del noto videogame, capaci di ripulire i vasi sanguigni, la dieta mediterranea ha la capacità di ripararli dimostrandosi una fondamentale alleata dei pazienti affetti da diabete di tipo 2. Lo dimostra uno studio presentato al Congresso dell’Associazione europea per lo studio sul diabete (Easd) da giovani ricercatori della Società Italiana di Diabetologia grazie ad un grant della Società stessa. La dieta mediterranea, come noto, riduce il rischio di cardiopatia ischemica. Ma se finora se ne conosceva il ruolo di contenimento e correzione di una serie di fattori di rischio cardiovascolari (livelli di colesterolo e di glicemia, ipertensione, peso corporeo), adesso la nuova ricerca presentata all’EASD rivela un inedito meccanismo attraverso il quale la dieta mediterranea potrebbe proteggere i vasi delle persone con diabete tipo 2. Lo studio dimostra infatti che tale dieta aumenta i livelli circolanti delle cellule progenitrici endoteliali, una sorta di squadre di ‘idraulici’ che intervengono a livello dei vasi danneggiati (ad esempio da un infarto) per ripararli.

”Questi studi contribuiscono in modo sostanziale a chiarire l’enorme potenziale terapeutico della dieta mediterranea, patrimonio UNESCO – commenta Giorgio Sesti, presidente della Società Italiana di Diabetologia – e rafforzano l’importanza della nutraceutica come vero e proprio trattamento della patologie cardio-metaboliche”.

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