Terapie

Addio 8bre

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Anniversari che vengono e vanno in questo ottobre giunto al termine: un anno fa moriva mio padre, come ventotto anni fa moriva mia madre ed ora del nucleo familiare originario resta soltanto mia sorella. E per la prima volta in ventidue anni dalla migrazione in provincia di Torino, dopo che decise di andare a vivere nella comunità di Damanhur sono andato a trovarla con la mia compagna nel secondo fine settimana di 8bre. Alle pendici delle alpi abbiamo disperso quel che la memoria non disperderà e in fondo sarà anche la mia volontà. No altari e altarini: dopo lo morte l’anima si espande e il tutto t’appartiene libero da vincoli e catene, stanze vuote o piene.

Ottobre tra poche e nessuna novità: anzi no a dire la verità. Trovare un medico, per di più diabetologo, che della visita non fa un passaggio formale, notarile, ma un occasione a tutto tondo di disamina, analisi e condivisione dei dati e informazioni, così da uscire dall’incontro con gli strumenti utili e necessari per padroneggiare al meglio la malattia, beh tutto questo non ha parametri di paragone. E se questo lo trovi nella tua città, allora la speranza non muore.

Dolcetti e scherzetti e ancora riti pagani presi a prestito dalla voglia di fare e disfare pur di trovare una ragione buona o cattiva per riempire di granelli di sabbia la clessidra e la materia bigia bianca e blu di questo umano cervello ondivagante tra un cosiddetto mistero e una luce ancestrale.

E tra ponti da collocare nel calendario solare o nella arcate dentali possiamo addentare il presente per guardare al futuro: una sensazione che riempie di aspettative e diverse emozioni solo quando sappiamo contare il tempo dentro un pagina di caselle e colonne addensate. Oppure guardare il pianto del cielo riversarsi sul terreno nel momento ameno in cui la ricetta appena testata rimane bruciata da una rima baciata.

Era una meravigliosa giornata di sole a Pigland, Stati Uniti, quando il cadavere di una donna sulla trentina di nome Katia Svizzero, studentessa di Zoologia, venne ritrovato privo di vita nella sua abitazione. C’erano tracce di sangue ovunque, segni di una eterna lotta per fare la glicemia. Non c’erano segni di effrazione e non mancavano oggetti in casa, per cui si potrebbe escludere l’ipotesi di un furto. Probabilmente Katia conosceva il referto della Hba1c?.

Ma questa è un’altra storia di cui ho perso la memoria, un racconto nero di cui posso fare a meno con l’accento sulla lettera e per fine, fine del post.

 

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