Vivo col Diabete

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La medicina narrativa fornisce degli strumenti pratici e concettuali per comprendere il paziente, la sua malattia e la relazione umana che si viene a creare tra il medico ed il paziente. Attraverso la medicina narrativa i medici, e tutti gli operatori sanitari, possono coltivare ed ampliare le proprie capacità empatiche, riflessive, di ascolto e riuscire a prendersi cura della persona con le sue emozioni, paure, speranze, oltre che curare la malattia. 

Il narrante e l’udente.

Ascoltare, comprendere, interpretare e quantificare i bisogni dei pazienti, dei loro nuclei famigliari e degli operatori del servizio sanitario per il raggiungimento di un equilibrio tra percorsi di cura efficaci ed efficienza delle strutture sanitarie
Contribuire alla diffusione dell’umanizzazione delle cure
Studiare modelli sostenibili integrati tra persone e servizi di cura
Studiare gli equilibri tra regionalizzazione e centralizzazione del Sistema Sanitario

Ma basta?

L’esperienza di questi anni con il blog ha evidenziato alcuni lati del processo di relazione con la malattia che vanno oltre lo spazio fisico e duale medico – paziente – organizzazione sanitaria. Uno spazio per ragioni naturali e obiettive limitato sotto il profilo temporale. Ecco che allora la parola, tra voce e ascolto trova diverse collocazioni possibili e fattibili.

Le reti sociali (social network), le pubblicazioni online rappresentano ora un punto immediato di approdo nel rapporto domanda/risposta.

Ma basta?

Credo di no, a monte di tutto ci deve essere la fiducia: non solo verso chi ti cura (medico, infermiere, dietista, psicologo, il team diabetologico), ma anche apertura, relazione verso l’altro, gli altri. Il lato della negativo della malattia non sta solo nel dolore, trauma e sofferenza. Il lato negativo alloggia anche nell’ego della malattia, e il diabetico in massima parte tende a vivere in sé per sé il proprio stato. Diviso tra comprensione e incomprensione autarchica.

La sfida, un percorso di allungamento della medicina narrativa trova approdo nell’informare, formare il singolo e la comunità circa il diabete, poiché tale patologia non è tale ma qualcosa di più: la rappresentazione di un punto di equilibrio, uno stile di vita non  esclusivo per i diabetici.

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