Microinfusore/CGM/Pancreas artificiale

Caro tech

Il settimo anno di diabete con il sensore glicemico e microinfusore è una data che di per sé significa poco o niente al cospetto di chi legge. L’invecchiare fa giocare con le date: alcune restano e pesano come macigni nella memoria, altre invece si fanno mutevoli o evaporano facilmente. Sarà per alleggerire il bagaglio? Certo che sì, non ho dubbi. Comunque l’anniversario del tempo trascorso con la pompa serve ad aprire un ragionamento sulla sempre più amplificata e pubblicizzata terapia tecnologicamente avanzata per il diabete tipo 1.

Dal microinfusore d’insulina alla pompa con sensore per il monitoraggio continuo della glicemia (zucchero nel sangue) e allarme con sospensione dell’erogazione dell’ormone in caso di ipoglicemia. Poi prossimi al pancreas artificiale nelle sue varie tipologie e format.

Ancora gli applicativi mobile e desktop per gestire i dati da vicino e in remoto. Ma ancora come non ricordare la fase di preparazione all’impiego di tale strumentazione: ricordo sempre che trattasi di dispositivi medici, pertanto, ad esempio, la definizione del/dei boli basali e prandiali va definita in regime di dayhospital o dayservice da parte del medico specialista, e tale occasione è altresì importane per affrontare le problematiche tecniche che si presentano con la strumentazione.

I congegni sono e saranno sempre più sofisticati, ma non ancora in grado di fare da “robot”, ovvero lavorare completamente in proprio, anche se l’obiettivo è quello. Come disse qualcuno più noto ai più: l’evoluzione non ammette scorciatoie (Darwin), e Roma non fu costruita in un giorno (Raggi).

E comunque sia il vero punto critico, per la mentalità autarchica e sofferente nelle attese, insita nel diabetico di tipo 1 per formazione ed evoluzione con la malattia, sta nell’essere preparato adeguatamente con pompe e sensori a realtà aumentata, pancreas artificiali ibridi e non.

Come preparati lo debbono essere gli operatori sanitari: un esigenza espressa dai consessi medici di diabetologia europei e americani qualche anno addietro, anche perché l’innovazione nella terapia contestualmente sta generando un tale giungla di strumenti, in particolare per quanto riguarda i sensori, e sapere distinguere quelli certificati e affidabili dai farlocchi è una necessità irrinunciabile, per cercare di non far cadere i pazienti dentro a delle trappole facili con una malattia massiva come il diabete.

La tecnologia non tiene lontano l’uomo dai grandi problemi della natura, ma lo costringe a studiarli più approfonditamente.