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Dico sul serio

WESTWOOD, CA -JULY 31: Mime Marcel Marceau performs at the Geffen Playhouse July 31, 2002 in Westwood, California (Photo by Michel Boutefeu/Getty Images)

Ho resistito poi alla fine non ce l’ho fatta più: è come quando devi esprimere i tuoi bisogni corporali, andare a fare la cacca, orinare, bere, mangiare. Devi farlo, altrimenti esplodi. No state tranquilli, non la faccio qui, il mio è come il desiderio di qualcosa di buono, l’espressione di un peto intellettuale che si manifesta tramite la forma scritta riportata a video.

Quando ero giovane ero bravo a recitare, fare teatro, peccato non avessi costanza in tutte le cose magari oggi varcherei qualche palcoscenico, un attore di prosa magari famoso. Non lo saprò saprete mai. Un mito della mia giovinezza era il numero uno dei mimi: Marcel Marceau. E fare da mimo in qualche occasione pure riuscivo a cavarmela.

Oggi sono arrapato dal tema che echeggia in ogni dove: da Cronaca Vera alla Gazzetta dello Sport, per arrivare al Lancet, Cell e Nature: la mimo digiuno di Valter Longo. Un percorso “terapeutico” per ora testato sui topi di laboratorio molto pop, Da come lo sta vendendo in giro per l’emisfero occidentale sembra avere le premesse per diventare una cura per tutti i mali. Ultima ma non per ordine d’importanza: la soluzione finale per ambo le forme di diabete, Tipo 1 e Tipo 2. Insomma ci sono tutte le premesse per ricevere una quadrupla razione di Nobel per la Medicina, il titolo di Senatore a Vita, Presidente della Repubblica e molto altro ancora.

Bene.

Ironia a parte prendo molto sul serio la mimo digiuno e sulla base dei dati forniti dalla prima fase della ricerca, sui topi, credo che, senza indugi, si possa passare direttamente ai test sull’uomo. Solitamente quando si tratta di far ingurgitare pastiglie, infilare aghi ecc., la fase di prova è molto più lunga, anche dieci anni, per scongiurare o limitare gli effetti collaterali.

Nel caso di questa tecnica le precauzioni sono minime se non uguali a zero quindi esorto il Longo a reclutare diabetici per testarla, senza guardare a confini e paesi.  A partire da me: mi offro/soffro volontario. Anche perché non ci si può più nascondere dopo l’effetto mediatico planetario, tra ospitate in tv (vedi Fazio sul programma di massimo ascolto: Che Tempo Che Fa), e rientri in termini di denaro per portare avanti la sua ricerca.

E credo che, come me, molti altri diabetici Tipo 1 e Tipo 2 sono e saranno disponibili per fare da “cavie” in questo innovativo percorso terapeutico. Senza pregiudizi, d’altronde chi scrive ha 54 anni di diabete sulle spalle, 55 di età, non ho figli quindi un percorso di vita piuttosto semplificato.

Non mi scoraggio perché ogni tentativo sbagliato, scartato è un altro passo avanti.

Thomas (Alva) Edison



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