Tecno

Non mollare

Un mese fa abbiamo pubblicato il sondaggio sulla fallibilità dei sensori glicemici in dotazione, oggi, a una minoranza di diabetici di tipo 1, nell’arco di una settimana sono pervenute 140 risposte, segno che il tema è sentito, ed ecco i risultati.

Quante volte il sensore glicemico ti dà il due di picche in un mese?

Almeno una volta 70 50%
Più volte 40 29%
Nessuna volta 30 21%

Come direbbero i commentatori sportivi: i risultati si illustrano da sé.

La questione non è di lana caprina poiché la stabilità e affidabilità dei predetti congegni è un argomento sempre all’ordine del giorno per tanti e solidi motivi. Se da un lato è vero, da quando il monitoraggio continuo glicemico (CGM) ha fatto la sua comparsa nella nostra vita quotidiana, che noi tipo 1 portatori di tali sensori siamo dei “beta tester”, come d’altro canto è altrettanto necessario sottolineare la necessità di rendere migliori questi dispositivi. Come? In primo luogo con risultati glicemici sempre più allineati coi test da sangue capillare, con sistemi di applicazioni non problematici e una riduzione dei fallimenti nella fase di avvio e la perdita degli stessi in corso d’opera.

L’80% dei sensori andato perso è un dato da tenere presente anche per questioni spicce: quali sono le informazioni ricevute dalla diabetologia o ASL per come ricevere il pezzo sostitutivo? Credo che ai più manchi tale passaggio, da quanto si evince dai commenti presenti nei vari aggregati social.

Tutte cose che vanno prese in considerazione per ammortizzare i costi complessivi dettati da tale capitolo, non c’è solo la questione dell’appropriatezza – spesso più dichiarata che applicata.

Il Mio diabete riprenderà la questione nel corso dei prossimi mesi anche perché da qui all’anno prossimo ci attende un grande e grossa sfida: l’arrivo su piazza del pancreas artificiale. E, come diciamo dalle nostre parti: affrontare il tema senza soverchie illusioni ma sano realismo ci serve a vivere l’innovazione come deve essere: un processo progressivo di cui noi siamo un tassello.

A proposito di affidabilità e serietà nell’era digitale: si fa tanto la predica sui nazisti e altri fanatici del nostro tempo (vedi i fari criminali organizzati dietro le sedicenti ideologie religiose, politiche e culturali) che bruciavano libri, ma anche nelle contemporanee democrazie in fatto di eliminazione di testi, anzi di ebook, mica si va tanto per il sottile. Il caso è personale ma emblematico: tra il 2013 e 2015 ho acquistato diversi ebook editi dalla Barilla sotto il marchio Academia Barilla, la serie è denominata: Ricette Facili, per un totale di 20 testi, tali opere erano raggruppate all’interno di una app per IPAD (pertanto come si dice in gergo tecnico: un acquisto in app), quindi operante su sistema operativo IOS, l’editore era White Star all’epoca un sottomarchio della casa editrice De Agostini. A seguito di reinstallazione dell’intero sistema operativo previo backup integrale, al momento del ripristino del dispositivo non mi recupera i testi. E cosa succede? Succede che mi rivolgo alla Barilla la quale risponde invitandomi a chiedere alla De Agostini la quale replica informandomi della cessione della White Star ad altri e gli altri non hanno recapito. L’app non esiste più nello store Itunes e quindi a schermo e tutto perso. Conclusione: nell’era digitale è molto facile fregare il prossimo e il consumatore finché si tratta di roba usa e getta gli va bene ma per elementi più duraturi nel tempo meno. Pertanto in ambito digitale e ancora più per quanto riguarda la sicurezza degli strumenti hardware e software rivolti alla salute e diabete si devono dare certezze e riferimenti chiari agli utilizzatori. A vendere vapore si fa presto a rendere un servizio ci vuole impegno e senso di responsabilità.