Vivo col Diabete

Il necrologio

Taffio epitaffio e rimpasto delle regole astruse escluse nei tendini recisi. Sai motivare le persone? Bravo! Ho quel che fa per te e per tre: ci prendiamo un caffè? Non riesco sono allergico al pesco e stasera esco ma se vuoi domattina mi alzo presto anche se sarò pesto e un poco mesto, ma fa lo stesso. Il giornale appena presso e già buttato via aspetta un ladro di ovvietà per poter respirare ancora sotto le suole di gomma consumata e con aria corrucciata vado a correre nudo lungo la scogliera. Chi c’era o non c’era faccio venire sera.

Chissà cosa vogliono da me. Mi hanno anche inserito come attore non protagonista in una fiaba. Specchio specchio delle mie brame (che a dire il vero non ho ancora capito bene cosa siano) chi è la più bella del reame? Come se io potessi avere un qualche merito o potere per dare a qualcuno più o meno bellezza. Perché chi si specchia in me vorrebbe sempre vedere un’immagine che non è la sua. Non si rendono conto che tutto questo mi mette addosso un’ansia da prestazione incredibile! Io sono solo uno specchio! Rifletto! Non nel senso che sono riflessivo.

Rispecchio! Soprattutto la realtà. Forse è per questo che ogni tanto succede che mi rompono tirandomi contro qualcosa, non ce l’hanno con me ma con quello che vedono riflesso, come fanno a non capire che così facendo quell’immagine non sparisce ma anzi viene moltiplicata su ogni piccolo me! Peraltro, per loro il rompermi è portatrice di guai, mentre non sanno che per me significa la libertà. Sì perché io vengo spesso appeso ad una parete e rifletto ogni giorno la stessa porzione di parete sempre identica a sé stessa, interrotta a tratti dal passaggio di qualche abitante di questa casa.

Se sei posizionato in un bagno, alterni momenti di traffico caotico a momenti di nulla assoluto. La cosa in assoluto più terrificante, è mettere due specchi uno di fronte all’altro così da riflettere se stessi all’infinito fino al punto di non sapere chi riflette chi.

Tempo fa mi è sembrato di capire che in casa c’è un altro mio simile e che ha avuto la fortuna di essere stato appeso di fronte ad una finestra. Certe fortune capitano sempre agli altri. Però, beato lui che può riflettere la vita che scorre, alberi mossi dal vento, nubi che si rincorrono, sole, pioggia, neve, uccelli che danzano nell’aria, un aquilone… la vita!

Non un muro. Poi quel giorno finalmente arriva. Rifletto quell’oggetto prima distante poi sempre più vicino fino a che mi colpisce e mi frantuma in migliaia di piccoli me che schizzano liberi in tutte le direzioni, è un attimo interminabile dove ho finalmente la libertà di riflettere cose fino ad allora mai viste. Sì, perché sia ben chiaro, io sono l’unico al mondo che anche rotto continuo a funzionare!

Avete appena finito di leggere: storia personale di una caso personale che non finirà menzionato in uno speciale della televisione del dolore o in prima/ultima pagina del giornale, ma d’altronde l’amenità vera è proprio questa qua e il diabetico inclusivo lo sa già come finirà: c’è poco da raccontare e giudicare.