Attenti a quelle 2

Devastazione…

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Ieri una giornata come tutte le altre. O quasi. Seduta nella sala d’attesa di un poliambulatorio privato. A fare l’ennesima visita. E non sempre c’entra il diabete. E visto che l’attesa si è prolungata un bel po, mi ritrovo a chiedere alla signora di fianco a me a che ora entrava, giusto per farmi un’idea. E da li parte una conversazione. E il discorso è finito sul fatto che ospedali e ambulatori privati cambiano, e li in modo spontaneo mi viene da dire: eh, direi che ormai ospedali e ambulatori vari non hanno segreti per me. E alla faccia un po sorpresa della signora mi ritrovo a dire: sono diabetica. La sua reazione iniziale mi ha sorpreso. Nel senso buono. Cioè, la prima cosa che non ha “confuso” il tipo 1 con il 2. E sembrava avida di informazioni, come se qualunque cosa dicessi poteva togliere un peso dal cuore. Devo ammettere che non ero preparata a questo. E li che mi confessa che suo nipote di 17 mesi ha scoperto di essere diabetico da qualche settimana. La devastazione era evidente nei suoi occhi lucidi. E devo ammettere che un po ha sconvolto anche me. 17 mesi. Ok che ne ho sentiti di bambini piccoli che hanno il diabete. Però sentirlo così, dal vivo, beh, sconvolge. Forse perché senti e vedi davvero il dolore, la devastazione, non accettazione di quel “per sempre”. E per loro “fortuna”(se si può chiamare così) avevano anche incontrato dei medici e persone competenti. E ci ho pensato ai miei genitori. Chissà come hanno fatto 19 anni fa? In un posto e tempo quando di informazioni sul diabete non c’erano. Quando mentre aspettavano il medico, non potevano trovare qualcuno che li dicesse una parola dolce, consolarsi che cmq tra alti e bassi si va avanti, e questo neanche dal medico diabetologo. Vedevo la signora distrutta e nella mia testa le domande aumentavano. Come hanno resistito i miei a un secondo esordio? Davvero non so. Forse perché ne sei obbligato, non hai scelta. O resisti o crolli. Ma in questo caso crollare proprio non te la puoi permettere. E resisti. Vai avanti. Davvero non so. O forse non essendo un genitore non posso capire fino in fondo. Io posso dire quello che ho provato sulla mia pelle. Ma cosa si prova da genitore, beh, sono impreparata. Ma se è difficile gestire il diabete di una bambina di 6 anni e mezzo, come fanno i genitori di quel bambino? Ha 17 mesi. Invece di imparare a camminare e parlare dovrà imparare cos’è il diabete. E in modo spontaneo mi è venuto di dirle che li lasciavo il mio nr, che se avevano bisogno di qualunque cosa mi potevano chiamare. Forse non riuscirò a fare nulla, però se avrò la possibilità di rassicurare anche per una cosa sola quei genitori, perché non farlo. A me non cambia nulla. Ma per loro, beh, può fare la differenza. O lo spero. E spero davvero che quella chiamata arrivi. Anche se non me la so spiegare davvero il perché. Però posso solo dire che ieri sera non riuscivo a smettere di pensare a quel bambino. E ogni volta era come un colpo al cuore….

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