Emozioniamo

Sunara una storia rara

L’autodeterminazione del popolo delle isole di Sunara è una questione a me cara. Un giorno per un cavillo il Re Algidone I pose la questione di legittimità costituzionale circa la proliferazione dei coni in cialda per gelato, molto venduti in spiaggia durante tutto il corso dell’anno. Bisognava variare l’offerta alimentare ai turisti in vacanza e alternare i menù proposti con prelibatezze di altro genere: verdure infuse e pescato liofilizzato per arricchire di nutrienti favorevoli all’assorbimento di vitamina D e melanina il corpo villeggiante.

L’offerta sembrava trovare riscontro: una coppia con un figlio di 12 anni e un asino decisero di viaggiare, di lavorare e di conoscere il mondo e di venire a stare a Mukara l’isola principale dell’arcipelago di Sunara. Così partirono tutti e tre con il loro asino. Arrivati nel primo paese, la gente commentava: “guardate quel ragazzo quanto è maleducato… lui sull’asino e i poveri genitori, già anziani, che lo tirano”.

Allora la moglie disse a suo marito: “non permettiamo che la gente parli male di nostro figlio.” Il marito lo fece scendere e salì sull’asino. Arrivati al secondo paese, la gente mormorava: “guardate che svergognato quel tipo… lascia che il ragazzo e la povera moglie tirino l’asino, mentre lui vi sta comodamente in groppa”.

Allora, presero la decisione di far salire la moglie, mentre padre e figlio tenevano le redini per tirare l’asino. Arrivati al terzo paese, la gente commentava: “pover’uomo! Dopo aver lavorato tutto il giorno, lascia che la moglie salga sull’asino. E povero figlio, chissà cosa gli spetta, con una madre del genere! Allora si misero d’accordo e decisero di sedersi tutti e tre sull’asino per cominciare nuovamente il pellegrinaggio turistico.

Arrivati al paese successivo, ascoltarono cosa diceva la gente del paese: sono delle bestie, più bestie dell’asino che li porta Gli spaccheranno la schiena! Alla fine, decisero di scendere tutti e camminare insieme all’asino ma, passando per il paese seguente, non potevano credere a ciò che le voci dicevano ridendo:” guarda quei tre idioti: camminano, anche se hanno un asino che potrebbe portarli! ”

Morale: ti criticheranno sempre, parleranno male di te e sarà difficile che incontri qualcuno al quale tu possa andare bene come sei. Quindi: vivi come credi. Fai cosa ti dice il cuore, ciò che vuoi. Una vita è un’opera di teatro che non ha prove iniziali. Quindi: canta, ridi, balla, ama e vivi intensamente ogni momento della tua vita… prima che cali il sipario e l’opera finisca senza applausi.

E tale conclusione si addice perfettamente al diabete: essendo una malattia fluida finirà sempre per sentirsi dire che va bene come no, e nella marcia e contromarcia in folle come in falla quel più importa è restare a galla sin quanto il tempo ci viene dato.