Vivo col Diabete

E’ così

L’articolo pubblicato ieri porta a una considerazione breve ma esplicita prima della disidratazione dei pensieri causa calura estiva e opprimente afa padana.

Avete presente una delle scene più esilaranti tratte dal film: “L’aereo più pazzo del mondo”, laddove l’attore principale comincia a raccontare alla vecchietta seduta a suo fianco le storia della sua vita e le disavventure amorose incontrate. L’immagina sfuma e della vecchietta resta solo lo scheletro.

Ecco della storia e storie di un diabetico/a resta questo: un mucchio di ossa dove, nei fatti, frega niente a nessuno tranne che per un aspetto consolatorio: ammazza che sfiga a me è andata bene!

Per essere ancora più chiaro e cinicamente realista: i casi molto critici e problematici con il tipo 1 sono nel loro insieme una circoscritta minoranza da quel che si evince dai social report. Infatti la stragrande maggioranza evidenzia una vita normale anzi alcuni vivono una epopea fatta di traversate intercontinentali, imprese fuori dal comune, ma anche fuori dall’Italia.

D’altronde come diceva il vecchio saggio cinese Lin Piao: si deve guardare avanti stando attenti a dove si mettono i piedi.

Il passato è passato e pure io sto passando, quindi all’anonimo diabetico giovane come d’età avanzata frega niente della prosa del tempo, anzi il rischio incombente è di far nascere nuovi pianeti causa ingrossamento esponenziale del volume sferico testicolare.

Leggendo con attenzione le statistiche de Il Mio Diabete si capisce bene cosa cerca e vuole sapere chi naviga tra queste videate, due gli argomenti chiave: informazioni utili per riuscire a gestire meglio la malattia, le novità di sostanza circa i risultati provenienti dalla ricerca scientifica e tecnologica.

Per farla ancora più breve: al diabetico frega niente della compliance, rule adpated enviromental conjucton and grecal wind.

Al diabetico interessa avere una vita non dico liberata dalla malattia ma almeno semplificata nei passaggi quotidiani. Educazione terapeutica alimentare? Certo così dovrebbe essere, ma in verità quel che cercano i diabetici è trovare soluzioni veloci in grado di dare risposte efficaci alle criticità che porta la glicemia appresso.

Perché gestire a marcatura gli alti e bassi è una gran bella rottura di balle!

E diventare una specie di Cyborg Artificial Pancreas, ovvero una versione aggiornata e tecnologica del berretto a sonagli di pirandelliana memoria, aiuterà ma non è la cura che desideriamo.

Aspettiamo una cura che ci semplifichi il percorso per raggiungere e cercare di mantenere il buon compenso glicemico, come terapie reali che affrontino alcune pericolose complicanze del diabete: la neuropatia in primis.

Certo di passi avanti ne sono stati fatti in questi 50 anni ma non basta, non ci accontentiamo e andiamo DRItti all’obiettivo: una cura per il diabete tipo 1.