Vivo col Diabete

Tipo e tipo

Piace leggere i messaggi, condivisibili o meno, arrivati al blog dalla seconda metà di giugno a commento della mia intervista alla dottoressa Manuela Battaglia, a tal proposito: perché la messaggistica viene inviata soltanto tramite mail all’indirizzo di posta elettronica de Il Mio Diabete così come nella pagina Facebook omonima? Il blog consente a tutti e tanti lettori di lasciare commenti ad ogni articolo, francamente non mi capacito.

Tra i messaggi c’è uno in particolare che non condivido per niente: “Scusate ma cos’è tutto questo terrorismo sul T1D? Il mio diabetologo dice che di diabete non si muore, la conta dei carboidrati non serve, basta controllare la glicemia e fare l’insulina. E il diabete è una passeggiata. Anzi con trenta minuti di camminata stai da Dio, come quel signore con la barba che vedo sempre correre su Instagram.”

Ora che il signore diabetico stia bene, e mi auguro continui così per tutto il resto della sua vita, mi fa solo piacere, ma parlare per gli altri e accatastare tutti i T1D con un stato di salute perfetto o comunque buono abbinato alla patologia francamente è troppo.

Ma tale manifestazione di pensiero pone una esigenza per il mondo scientifico e medico: se non di ridefinire la denominazione del diabete tipo 1, bensì di articolare al suo interno differenziazioni di anamnesi in grado di cogliere meglio il livello di impatto della patologia sia sul paziente che nel team di diabetologia (esempio: grado di compenso glicemico, complicanze, fattori comorbilità).

Anche trattare i diabete tipo 1 come fattore univoco non ha più senso poiché chi legge questo blog è palese finisca per avere riscontri e interessi come rifiuto o rigetto a seconda delle informazioni riportate e di quanto ci si possa riconoscere. L’esempio più mordace lo si ha proprio dai pezzi pubblicati su risultati della ricerca scientifica e tecnologica.

Il punto di fondo è che la massima parte dei soggetti crede che se sta bene lui con il diabete ci stanno tutti (i performer per primi). I “fallati” finiscono per essere i paria della categoria supportati in questo anche dalle grandi aziende farmaceutiche che ti dicono: col diabete tipo 1 puoi fare quel che vuoi, come fosse Natale.

Bello

Ancora più bello se date ai fallati non solo spot e immagini gagliarde da Instagram e altri social, ma anche tutti gli strumenti necessari, a cominciare dalla ricerca per la cura del diabete tipo 1, in grado di stare meglio e avere una aspettativa di vita un poco più lunga.

Basta un scatto, non fotografico, ma di volontà per dare e fare di più nella cura del diabete tipo 1.



Categorie:Vivo col Diabete

Con tag:,